Quod egimus certum est

23 aprile 2012

Cosa serve per sbrinare il frigo? Basterebbe non tenere bassa la temperatura, alzare il tiro, riacciuffare quanto è rimasto sospeso in una bolla di temperatura ardente. Gatsby è un eroe romantico e assurdo. Un pazzo che s’inventa un’esistenza per riappropriarsi del passato. Il tempo scorre inutilmente, il passato è l’unica certezza. Sono cinque anni, cinque anni senza Daisy. Nel frattempo si è fatto ricchissimo, vive apparentemente da Trimalcione, ha assunto i valori di una società cinica e disinvolta: atteggiamento indispensabile per coronare il suo sogno puro e incontaminato. Qualcosa di struggente e incomprensibile sprigiona dalle pagine di Scott Fitzgerald, insofferenza e ammirazione per Gatsby, un insopportabile sbruffone, un delinquente esibizionista, eppure un idealista solitario e triste, una sorprendente anima superiore. Imbalsamare il passato edificando un tempio senza età, coltivare una memoria cieca e assurda, un accanimento contro la vita, questo fa Gatsby; così come la sua malinconica appartiene a noi che viviamo ruderi e campagne, che di vita hanno solo il ricordo della gioventù e degli anni trascorsi. La musica cambia, il tono è incomprensibilmente interrogativo. Quanta bellezza, questo mare, queste pianure, abbandonati e sognati. Ci vorrebbe un grande, magnifico, Gatsby, che faccia i conti coi propri sogni, e che non vada via, per fare l’amore con altri occhi. Noi siamo romantici e imbalsamatori, che vorremmo vivere stanze diroccate, con quel battito di cuore che scioglie lacrime di tempo andato. E pur sapendo quanti mostri crei la solitudine di un cuore desolato, il nostro amore continua a essere rivolto a scheletri e carcasse sfatte; come se avessimo facoltà di vedere fantasmi anziché ossa, sentire emozioni anziché odori. Daisy, la nostra Daisy, è cinica, falsa, una donna sconfitta e stanca, e il bene per lei non è la reincarnazione di un sentimento enorme, della giovinezza eterna; è farsi turista di se stessa.

Ecco che noi così disprezziamo Daisy per quanto sia possibile disprezzare la bellezza di una donna; e sentiamo profonda comunanza con Gatsby. Sappiamo di essere passato e che nulla come allora è talmente vero e genuino. Quod egimus certum est, e lì riposa la nostra divinità, tutto ciò che potrebbe dare senso all’esistenza. La vita è un continuo andare a ritroso, togliersi di dosso inganni e pose estetiche, e ritornare al punto in cui la via si è smarrita perché qualcosa di molto triste ci ha preso per mano per ricordarci chi non potremmo mai essere.


Discorso motivazionale

23 aprile 2012

Un luogo di exiting celebrazione letteraria, uno di quegli spazi di nuvole in cui ci si sbrodola addosso, ovvero si tengono in vita affarucci clientelari, o lettori attaccati alla gonnella dell’autore di riferimento, una contropila di bestsellers ammucchiati proprio in fronte dell’ingresso di un centro commerciale libreria; di cosa voglio scrivere da questa lontana terra fatta di pomodorini e zucchine, un vento che tira e non lascia che le parole soffino a fior di labbra?

Per cominciare, siamo i migliori. Leggi il seguito di questo post »