Il cavallo salato di Ippolito Nievo

4 maggio 2012

Alessandro piega l’avambraccio e fa dimostrazione a Carlino del proprio tenore muscolare, al punto che per poco non fa scoppiare la cucitura della camicia, e aggiunge: «Io, vedi, mi son mantenuto così grazie alla mia previdenza. Ho ammazzato i miei due cavalli, li ho fatti salare e me li pappo a quattro libbre il giorno. Dopo sarà quel che sarà. Ma se vuoi entrar a parte della cuccagna…» Carlino fa presente che alla propria donna, La Pisana, il cavallo salato “non le conviene”, dunque convincerà l’amico a impossessarsi del gatto d’Angora, grasso e morbido, della padrona di casa, per cucinarlo e farlo passare per pollo d’India, aggiustandone il sapore con “sedani e cipolline”.  Il gatto viene sgozzato con le forbici che rimanendo insanguinate producono agitazione tra la portinaia, la cameriera e la padrona di casa, poiché probabilmente più che da affetto sono mosse dallo stomaco, pregando inutilmente di aver anche loro una porzione del piatto prelibato. Col tempo, poi, una volta che non è possibile reperire altri gatti o piccioni, Ippolito Nievo dice, con la voce di Carlino, che fu “ben fortunato di ricorrere al cavallo salato di Alessandro. Ma dàlli e dàlli, non ne rimasero che le ossa; e allora ci convenne far come tutti; vivere di pesce marcio, di fieno bollito e di zuccherini, dei quali era in Genova grande abbondanza”. Tuttavia, notasi bene, La Pisana, si ciberà solo di zuccherini, cosa che le donerà un certo buon colorito di viso, e rimpiangerà eufemisticamente parlando il buon pollo d’India, ben sapendo che carne di gatto era stato e non altro.

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uno

2 maggio 2012

non è sicuro che abbia qualcosa da dire, ma la mia ragazza è davvero logorroica. per cominciare è lenta. Racconta quello che le capita giornalmente, niente di importante o di straordinario, cose da tutti i giorni, e lo fa con una lentezza snervante per chi ascolta, soffermandosi su particolari più inutili. Lo so,, adesso sto esagerando: esprimo giudizi, solo giudizi. Vorreste sapere cosa le sia capitato?Non è poi tanto importante, l’ho già dimenticato; ma quello che non dimentico è la sensazione snervante di lentezza, qualcosa di poco piacevole, e davvero ricordarlo è penoso per me.


primo maggio

1 maggio 2012

Ci sono certuni, una maggioranza anagraficamente giovane, che annovera una vita vissuta ancora breve, a malapena un lustro di autonomia e indipendenza, ragionevolezza e sbagli. La conoscono l’esistenza a parole, in particolare le parole degli altri, quelle che accarezzano i loro stati d’animo e con sillabe e suoni. La vita che vivono non la conoscono, non è teoria o conversazione, ma pratica e corpo. Osservare un tale sopra un palco che canta cose già vecchie, e la sua posa è la più grande forma di vanità. E quindi stare dinanzi all’impostura delle imposture. Le menzogne più grandi appartengono ai coetanei, e il vento della moda del pensiero tira solo da una parte, un vento falso che fa stare fermi oppure sul precipizio. Non è un bel primo maggio, per alcuni. La nazione sta crescendo, è già in piena adolescenza, ci ha i brufoli e le crisi esistenziali. Le cose non si possono indicare come sono, parole parole come dire parola che è un fatto. Adesso, come i cantanti, anche gli scrittori e i parlatori hanno pose menzogne: è ora di cambiare marcia, impossibile trovare un futuro, questione insanabile, peggio di così non si può, mio figlio cerca lavoro, stanco di pagare le tasse, i giovani dei centri sociali, dare battaglia al governo, rivolta fiscale …