Gadda e Giovenale

19 novembre 2014

Giovenale“ … è il gioco di qualunque, istituto o persona, voglia attribuire alla propaganda e alla pesca le dimensioni e la gravezza di un’attività morale” scrive Gadda, come Giovenale satirico. La pesca, in specie di pesce grosso, smisuratamente ingombro, inquadrato nel pixel sui socialnetuorc, la folla assiepantesi dei mipiace e la calca delle faccine numerevoli esclamative, essa è, così è data, nelle tradizioni delle lettere, sintomo di fortuna: traguardo di libertà d’individuo solingo e asociale: exemplum d’elezione materiale, ipso facto: la praeda ipso iure è bottino rapinato, da restituire al debito proprietario munito di codice e glaudium, annessa feroce furbizia, dogmatica egemonia di Imperatore. La pesca, propizia volontà degli dei, sempreterni e imperscrutabili, altisonante Zeus, nembifero. Non poteva Domiziano, Testa di morto della Provvidenza, non essere princeps dei mari. E la paura che gli dei inventassero uno scherzetto letale all’ultimo degli umani, attanagliò il pescatorello di grosso animale acquatico dell’Adriatico mare. Il grosso calibro avrebbe potuto con incredulità smuovere dal cielo il manganello della giustizia.