a morte il postmoderno

8 febbraio 2016

Tu che fai cose, per cui la volontà è innocente e vittima; tu che desideri cose che non sono mai state al mondo, cose di uomini; tu che lavori in un centro commerciale e incassi la tua percentuale di pane quotidiano; tu che la mattina ti vesti da professoressa e impartisci la preghiera laica dei manuali e delle tabelline, per non credere a nulla e non sapere niente al di fuori del vano; tu che sorridi per strada e vorresti aprire una porta alla vita, dentro la vita di qualcun altro; tu che cambi amici come se cambiassi i calzini d’inverno, pur mantenendo fede nominale all’amico di sempre, se amica fosse, sarebbero due piccioni con una fava; tu che suoni dentro i teatri capolavoro e intendi per esperienza cosa sia musica e cosa rumore, che significhi avere udito oppure essere sordi per cerume addensato; tu che pubblichi libri, fai l’editore, Leggi il seguito di questo post »