Bullmastiff

Denti stretti, arcuati sporgenti. Scalpo grigio, occhiali da sole, orecchini ad anello argentati (due orecchini). Volto rasato, un tatuaggio verde e circolare nel bicipite sinistro. Come un Bullmastiff. Cranio largo, quadrato, rugoso quando è in tensione, muso corto, tartufo largo, dentatura a tenaglia, torace ampio, coda forte alla radice, portata verticale nei momenti di eccitazione.

Il suo nome è Giovanni Palumbo, ma si fa chiamare Kristos.
Kristos era sdraiato sulla pietra nera della scogliera, per abbronzarsi, modellando la schiena alla spigolatura della lava solidificata da millenni. Da millenni si va a mare a prendere il sole, la tintarella, tutti sdraiati sulle stuoie, arrampicati tra il nero orizzontale dei crateri. Cicche di sigarette ficcate ovunque come stendardi, pozzanghere d’acqua salmastra, buste di plastica qua e là tra corpi stesi, che si tuffano e risalgono in equilibrio. I ricci pungono le palme dei piedi; dallo scoglio più alto si eseguono i tuffi a chiodo, le donne hanno la maschera da sub, gli occhialini e la cuffia gialla, tanga, seni e minchie tese, vento di bonaccia: mare pulito; oppure chiazze oleose, schiuma bianca e alghe che sono qualcos’altro, a seconda dei venti e dell’ora. Esco dal mare, m’asciugo a un soffio del vicino sconosciuto di tovaglia, mentre lui osserva fisso dietro gli occhiali da sole neri la paura cane d’essere sfiorato; poi ci sono gli abbronzanti a spruzzo e a spalmo e contro il caldo il contenitore del seltz.
Il caldo sale …
Kristos avanza su dagli scogli perché s’è fatto il bagno e si stende accanto a me che sto leggendo un libro appena comprato.
Il Bullmastiff si prende il sole con la sigaretta appesa.
Io invece poso il libro e guardo il mare.
Il mare …
La forma produce energia.
Non solo l’essenza.
Apparire.
Primo round.
Kristos mi rivolge la parola, e digrigna i denti:
Che ne pensi di Busi?
L’ho appena comprato … ho letto qualche riga …, dico io.
Sì, ma così, che ne pensi?, dice lui.
Lo hai letto?, dico io.
No, dice lui.
Ha una scrittura esuberante varia sintatticamente complessa, dico io.
Ah, sì … e perchè lo leggi?, dice lui.
Tu cosa leggi?, dico io.
Io non leggo niente, mi piace fare altro, dice lui.
(Lui stringe i denti a tenaglia e ruggisce)
Bene, dico io.
Perché?, dice lui.
Perché cosa?, dico io.
Cosa c’è da leggere qui dentro?, dice lui.
(Afferra il libro e lo lascia cadere sopra il telo da mare.)
Pensieri… soprattutto pensieri, dico io.
Kristos s’accorge d’essere nervoso e allenta la tensione, si sdraia per riprendere tranquillamente il sole.
Il sole è caldo.
Io guardo il mare e mi vengono idee del tipo che Kristos ce l’ha a morte con i froci e scommetto che sia convinto che io sia omosessuale perché Busi (forse) è omosessuale, e lui Kristos ammazzerebbe tutte quelle rottinculo delle checche perché c’hanno provato anche con lui che dice che tutte le donne sono fottutissime femmine e lo vogliono dentro, puttane sugacazzi. Lui ce l’avrebbe a morte coi froci perché nel mondo ci sono due errori: i froci e i neri. I neri dovrebbero essere eliminati perché ce l’hanno grosso, i froci devono essere eliminati perché ci provano e ti fanno sentire puppo. E già, lo vedo con la coda ritta a voler capire che cazzo significa prenderlo nel culo, e poi dargliele di santa ragione al frocio di turno, tutti colpi nello stomaco fino a rompergli il respiro con le spranghe di ferro nascoste dentro il bagagliaio della macchina: se lo porta nel boschetto della playa, gli fa capire che gli piace e poi gli spezza le gambe perché qui non c’è più religione e sono tutti omuncoli, perché la sua ragazza lo ha mandato a ‘ffanculo, perché non c’è lavoro per nessuno e due stanze per conto proprio costano un fottutissimo stipendio che non possiede, ma papà s’è lasciato dalla mamma, ha l’amichetto, e sta bene, e gli spacca anche a lui la testa con le parole e le cose rotte per casa; allora il Bullmastiff prende in affitto un bivani arredato quattrocento al mese dove si porta le negre perché, iddio, loro sì che sono delle fottutissime porche, penserebbe il giustiziere.
Immerso nel mio vaneggiare, finalmente il tipo si alza, s’avvicina a una ragazza stesa lì vicino, una tipa cicciottella con la pelle bianca, le chiede la crema abbronzante. Lei gliela presta. Lui le dice che per ricambiare potrebbe spalmarle l’abbronzante sulla schiena. Lei risponde che non c’è bisogno perché l’abbronzante fortunatamente ha lo spruzzo di suo, ed è fatto così apposta.
Allora Kristos si tuffa a mare per fare il bagno.
Il mare potrebbe ritrarsi, invece ingrossa e sugli scogli infrangono onde.
Questo mare è bello.
Secondo round.
Scusa se ti ho disturbato prima.
No, tranquillo, dico io (o te, Bolane, cerebri felicem!)
So che Busi è ateo, un bel personaggio insomma, bestemmia insulta, ce l’ha con tutti, a me fa schifo, dice lui.
Sarà, lo sto leggendo adesso, dico io.
Forse lo leggi perché vuoi essere trasgressivo?, dice lui.
L’autore è trasgressivo?, chiedo io.
Non leggo niente, dice lui.
Ci lavoro con i libri e leggo di tutto, affermo.
Che lavoro fai?
Allora gli dico che insegno. Vorrebbe che gli spieghi un poco come faccio, gli parlo di coinvolgimento, relazione, eccetera eccetera. Lui risponde che la cultura uno ce l’ha dentro, la cultura, oppure non ce l’ha.
La cultura ce l’hai dentro oppure non ce l’hai, e la scuola non serve a nulla, dichiara lo scocciatore.
Non credo, i ragazzi si formano anche a scuola, dico io.
No, non serve a un cazzo di niente.
Neanche in negativo?
A nulla … come hai detto?, dice lui.
In negativo, dico, non ti guasta neanche, la scuola?, dico.
A nulla, dice lui.
Hai avuto un brutto rapporto con gli studi?, chiedo avventato.
No, dice lui senza dubbi.
Che lavoro fai?, chiedo.
Niente. A me piace ascoltare, dice.
Capisco, dico.
Senti … ma per caso sei omosessuale?, azzarda lui.
Come?
Sei frocio?
(Lo chiede sorridendo).
No, gli avrei risposto, ma non ho fatto in tempo.
Lui continua:
No, perché se vuoi essere trasgressivo, vuoi fare qualche esperienza, non so… rapporto anale, orale (lo dice molto ma molto sottovoce modulando la voce), andiamo da qualche parte ne parliamo con calma c’è gente qui… non diamo all’occhio, andiamo da qualche parte e come vuoi …, ha detto lui.
Ma che stai dicendo, dico io.
(sono abbastanza imbarazzato.)
… non ti preoccupare … sono disposto … devi avere fiducia … una … (e fa quel gesto a stantuffo), dice lui.
Ti sbagli … (divento di ghiaccio, vorrei prendere la roba e andare via, lo vedo digrignare con i ciondoli nell’orecchio: è un fascista di merda violento perverso maniaco pericoloso depresso, penso), dico io.
Come ti chiami?, dice lui.
… non rispondo.
Come ti chiami? Scusami, voglio conoscerti, insiste lui.
Giulio, dico io
Io sono Kristos, dice lui.
Mi afferra la mano.
Ti sei offeso?, chiede lui
Hai sbagliato persona.
Importante fare bene il proprio lavoro è un caso di coscienza a scuola con le … bambine,
i bambini… (Adesso è pedofilo). I bambini … ma che merda si insegna … niente ormai nessuno ha più coscienza o si è uomini oppure froci, ci sono tanti froci in giro cosa credi ti sei offeso?, dice lui.
(Guardo il mare che ingrossa).
Anche se lo fossi?
Lo sapevo, dice lui col sorriso di chi ha in mano ha tra le mani un pesce che vorrebbe friggere in padella.
E invece ti sei sbagliato, sguscio via.
Riprendo il sole, c’ho provato, occhei!, dice lui che ha allentato la tensione.
E anche se lo fossi?
No, in caso… sono disponibile…, perché leggi Busi?, riprende.
Osservo l’orizzonte liberatorio.
Dopo il bagno prendo il telo, mi vesto, e vado via e per qualcuno Kristos avrebbe forse ragione.
Questa città è anche una città ottusamente vivace.
Terzo round.
Qualche giorno dopo compro il quotidiano locale: riconosco una fotografia e leggo l’articolo: Giovanni Palumbo, noto come Kristos, alto uno e ottanta, robusto, calvo tipo skin heads, tatuaggio verde spalla sinistra, anni trenta, arrestato per spaccio di stupefacenti, stupro, omicidio premeditato e istigazione alla prostituzione. Al momento dell’arresto il Palumbo era a mare a prendersi il sole. Alcuni agenti in borghese si sono avvicinati e senza creare scompiglio tra i bagnanti lo hanno arrestato. Il Palumbo non ha opposto alcuna resistenza. Prima dell’arresto era stata fatta irruzione nella sua abitazione dove erano stati rinvenuti una dose consistente di erba d’alta qualità, roba fine, e una ragazza di diciassette anni immigrata clandestina irachena, legata ai polsi e alle caviglie, dentro la lavanderia, con evidenti segni di violenza sul corpo; il commissario, la mattina del ventisei agosto, ha interrogato la ragazza che ha confessato di essere giunta in Italia dentro un camion che trasportava cocomeri, al cui interno stava tanta neve, roba fine anche lei. Inoltre la ragazza, dopo aver denunciato le violenze subite e aver fatto il nome del Palumbo, ha confessato di essere fuggita dal suo paese insieme ad un’altra amica. Lei e l’amica a fine viaggio sarebbero state consegnate direttamente al Palumbo. Gli inquirenti hanno identificato l’amica della minorenne nel corpo morto di donna ritrovato qualche giorno addietro nella zona industriale. Il commissario della squadra omicidi ha interrogato il Palumbo che si è difeso dalle volgari accuse rivoltegli negando tutto, in modo assoluto. Anzi, Giovanni Palumbo, in arte Kristos, avrebbe scaricato ogni responsabilità di quanto accaduto al padre.

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