Alfieri e l’amicizia.

19 marzo 2017

vittorio_alfieri(Alfieri, Vita, II, cap. XV). Mi vengono delle domande, forse contorte. Alfieri ancora ventenne e ricco si è impelagato in una storia con una donna più grande (“attempatetta”), una storia contraddittoria da cui il futuro grande Alfieri non riesce a uscire fuori, pur essendo trattato, diremmo oggi, come un tappetino, da questa “odiosamata signora”, vicina di casa, a Torino. Quindi, giunto alla risoluzione di rompere siffatto legame, Vittorio decide di trovare un diversivo. Come dimenticarla? Cerca un diversivo che lo tenga impegnato mentalmente, ma anche fisicamente. Per tenere impegnata la mente decide di scrivere, anzi completare per bene quella che sarà la sua prima tragedia, la Cleopatra; per quanto riguarda il diversivo fisico, cioè per evitare di continuare a vederla, lei che abitava a due passi dalla sua porta di casa, Vittorio chiede aiuto a un amico. Non ad un amico qualsiasi, ma ad uno di cui si fida. E qui la mia riflessione.
Di chi si fida Alfieri? Leggi il seguito di questo post »


Un prete

19 marzo 2017

Un prete incontro di vecchia data
ancora giovane in apparenza,
eppure di profilo gli anni balzano tutti in mostra
e tutta si mostra la sobrietà
dei sette e passa lustri alle spalle
asciutti nelle gote non più generose
e grigie e incavate come solo
sorella morte sa lavorare, un prete vestito di grigio

che parla e dice
cose al limine della vita,
se cioé un hobby avrei preparato
alla mia di vecchiezza, io che non giovane giovane,
ma alla quasi mezza età ho dato il benvenuto,
un hobby dice …

Parlava di sè forse,
e del tempo e di cosa
ci sarà al termime del viaggio
se la carne ritornerà
in vita.


Aeneis, IX, vv.1-30

19 marzo 2017

IMG_0124La faccio lunga, tanto è l’ora del pensieri notturni, un pensiero un po’strapalato forse, ma lo metto qui, ad uso e consumo di chi vuole. Leggo Virgilio. Turno è stato raggiunto da Iride, inviata da Giunone. Iride lo sprona affinché assalga, in assenza di Enea, l’accampamento troiano.
Turno quindi, dinanzi all’apparizione prodigiosa della divinità, decide di attaccare il nemico. Sequor omina tanta, quisquis in arma vocas, questa la motivazione della sua scelta. Dopo di ciò attinge con entrambe le mani dell’acqua corrente del fiume, vicino Ardea, di cui era re, e pronuncia i voti agli dei. La scena termina con la brevissima descrizione dell’esercito in marcia, e la similitudine del verso 30 e seguenti (l’esercito nel muoversi ricorda l’impeto del fiume Gange alimentato dai suoi sette affluenti, o il fiume Nilo che, dopo aver straripato, ritorna nell’alveo).
Questi primi trenta versi del libro IX dell’Eneide mi hanno spinto a una mezza riflessione. Spesso per quanto nella vita si possa scegliere con logica e consapevolezza, capita che i fattori non presi in considerazione risultino più decisivi. E qualche volta, pur avendo preso tutte le precauzioni, è il caso o la fortuna a decidere per noi. Non sempre, ma qualche volta, e soprattutto quando non possiamo avere tutto sotto controllo, come fossimo in battaglia. E altre volte, una scelta fatta per passione e irrazionalità, risulta più vincente rispetto a quella razionale e ponderata. Turno lo sa, sa che ogni scelta ha un margine di errore, e che l’unico modo per essere sicuri di aver scelto bene è seguire l’irrazionale. Se qualcosa di misterioso e di irrazionale mi smuove e dà la forza per mettere su un esercito, allora è arrivato il momento di scegliere.
Certo, Turno morirà. Ma non è importante questo. Poteva vincere. Il duello finale con Enea deciderà il destino di Roma. Ma ciò che mi interessa sottolineare è il fatto che la scelta della guerra sia stata fatta perché Turno è stato convinto da un prodigio, l’apparizione di Iride, appunto. Senza prodigio, egli non si sarebbe mosso. Sarebbe stato meglio, direbbe qualcuno. No, perché non sarebbe stato Turno e io non potrei ricordarlo. Essere il nemico dell’eroe principale, anche questo è un privilegio.
Il prodigio (omen) smuove Turno; il prodigio, un’altra apparizione smuoverà Paolo di Tarso; quanti prodigi o meglio convinzioni tutte soggettive e scientificamente indimostrabili smuovono le persone a progettare e realizzare i propri sogni? Sequor omina tanta, quisquis in arma vocas …