Tacito, Historiae, III, 2.

29 marzo 2017

(traduzione)

A questo punto Antonio Primo (lui era un acerrimo sostenitore della guerra) fece un discorso per dimostrare che affrettarsi sarebbe stato per loro stessi utile, dannoso per Vitellio. I vincitori infatti avevano guadagnato più in pigrizia che in fiducia; e infatti neanche nell’accampamento erano pronti alla battaglia: oziosi per i municipi di tutt’Italia, solo chi l’ospitava doveva temerli, quanto più avessero precedentemente condotto un’esistenza dura, tanto più si erano dissetati avidamente con insoliti piaceri. Rammolliti anche dal Circo, dal teatro e dalle amenità di Roma, oppure spossati per le malattie; eppure, concesso loro del tempo, anche a questi sarebbe tornata la forza per meditare la guerra; non lontana la Germania, donde le forze; Leggi il seguito di questo post »


Cavallo

29 marzo 2017

vittorio_alfieri“Alcuni giorni dopo essere arrivato a Barcellona, siccome i miei cavalli inglesi erano rimasti in Inghilterra,  venduti tutti, fuorché il bellissimo lasciato in custodia al marchese Caraccioli; e siccome io senza cavalli non son neppur mezzo, subito comprai due cavalli, di cui uno d’Andalusia della razza dei certosini di Xerez, stupendo animale, castagno d’oro; l’altro un hacha cordovese, più piccolo, ma eccellente, e spiritosissimo. Dacché era nato sempre avea desiderato cavalli di Spagna, che difficilmente si possono estrarre: onde non mi parea vero di averne due sì belli; e questi mi sollevavano assai più che Montaigne. E su questi io disegnava di fare tutto il mio viaggio di Spagna.”

(Vittorio Alfieri, Vita)