Dolone, il lupo e Schopenhauer

26 dicembre 2017

img_0231-1Ettore, l’eroe troiano dell’Iliade, propone un piano tutt’altro che brillante e ingegnoso: “Io darò un carro e due cavalli superbi a colui che oserà avvicinarsi alle navi e vedere se le custodiscono i Danai o se pensano alla fuga …” I Troiani rimangono muti, in silenzio. Nessuno risponde all’appello di Ettore: avvicinarsi al campo di Agamennone sarebbe un’impresa troppo pericolosa, nonostante la ricompensa.

Eppure uno sciocco, un giovane stupido e coraggioso si trova sempre, uno che è pronto a prendere su di sé un’impresa organizzata male. Si tratta del figlio del ricco e nobile Eumede, unico figlio maschio tra cinque sorelle. Egli è un abile corridore, ma d’aspetto brutto (particolare riferito da Omero, che potrebbe suggerire riflessioni psicologiche in relazione al celebre mascheramento). Egli farà la spia in campo nemico se Ettore avrà promesso in dono i cavalli e il carro di Achille. Ettore non esita a promettere ciò che non è suo e non potrà mai diventarlo. A Ettore non sembra vero che ci sia qualcuno pronto a vendere la pelle per ‘nulla’. Ettore sarebbe stato un vero capo se avesse aperto gli occhi al suo giovane ardimentoso, mettendolo in guardia dei pericoli. Invece lo gonfia di vanagloria. E una vana promessa è ciò che rimane per trovare volontari nell’impresa. Ettore, il capo dei troiani, si sente furbo, ma è stolto; crede di poter giocare con l’ambizione, e illude (Avrai i cavalli di Achille): il coraggio è tutto nel gesto, nel sogno di gloria, vano e stupido, alla prova con la realtà. Leggi il seguito di questo post »