A smile, not a smile

30 maggio 2019

… a smile – not a smile – I remember it, but I can’t explain.

Così Marlow chiosa, ricostruendo il primo incontro con il direttore della spedizione. La costruzione retorica della narrazione risulta spesso sfuggente. Il cuore di tenebra cui la scrittura rimanda, è un mistero. Orientare la lettura in una duplice tensione: chiaroveggenza e mistero ineludibile: sarebbe la vanga adatta per disotterrare il pensiero dello scrittore. Il visibile dentro cui è rintanata una forza oscena, crea vibrazioni dissonanti; il timore che qualcosa di impressionante possa capitare in qualsiasi momento, aleggia come un avvoltoio sui residui di razionalità europea. Lo scontro tra ordine e disordine, organizzazione dei ruoli e irrazionale forza aggregativa: i figli della ragione sbattono la testa sul muro altissimo dell’incoerente vitalismo dell’esistenza.

“It is funny what some people will do for a few francs a month. I wonder what becomes of that kind when it goes up country?” É un domana retorica che lo svedese, sono sue le parole, rilancia a Marlow. “I said to him I expected to see that soon” risponde lui con curiosità. Cosa diventa l’uomo quando abbandona la civiltà? La risposta è nelle parole di Kurtz: qualcosa di bestialmente vorace e luminoso, un trionfo mistificatore – The horror! The horror! Kurtz è il mago stregone colonizzatore bianco, ha stretto patti di convivenza con il lato oscuro del modo, per soggiogarlo e trarne utile commerciale: l’avorio.

“The other day I took up a man who hanged himself on the road. He was Swede too. Hanged himself! Why, in God’s name? I cried. He kept on looking out watchfully. Who knows? The sun too much for him, or the country perhaps.” Così conclude lo svedese. Uno si è impiccato, non ce l’ha fatta a resistere al sole, troppo caldo, oppure è stata la violenza del paese, l’esaltazione bruta, in una parola: l’orrore.


Dolores è morta

29 maggio 2019
Lolita, Nabokov

Humbert è come se avesse ucciso Charlotte, e con Charlotte è morta anche Dolores. Prende la macchina, lascia la casa in cui sono vissuti tutt’e tre per dieci settimane, e corre al college per coronare suo desiderio – vivere con Lolita. Ma Dolores è morta. Ce lo svela Nabokov nel ventiquattresimo capitolo del romanzo. Tutto in quel capitolo è funereo. Il cielo cupo tuona. La casa è una casa livida – the livid house -. Anche il bacio di Jean è tinto di nero, perché lei, Jean Farlow, morirà di cancro due anni dopo. Così Humbert va via, abbandona la realtà, e insegue la ninfa, e lascia sull’asfalto il ricordo di Charlotte, curled up, her eyes intact, their black lashes stil wet, matted, like yours, Lolita.


Voce (voice)

26 maggio 2019
Joseph Conrad

I had never imagined him as doing, you know, but as discoursing. I didn’t say to myself, ‘Now I will never shake him by the hand,’ buta, ‘Now I will never hear him’. The man presented himself as a voice. Not of course that I did not connect him with some sort of action. […].That was not the point. The point was in his being a gifted creature, and that of all his gifts the one that stood out pre-eminentle, that carried with it a sense of real presence, was his ability to talk, his words – the gift of expression, the bewildering, the illuminating, the most exalted and the most contemptible, the pulsating stream of light, or the deceitful flow from the heart of an impenetrable darkness.

(Joseph Conrad, Heart of Darkness, 1899)

“Feci la strana scoperta di non averlo (Kurtz) mai immaginato intento a fare qualcosa, non so se mi spiego, ma solo a discorrere. Non mi dicevo: ‘Ora non lo vedrò più’, oppure: ‘Ora non potrò più stringergli la mano’. ma: ‘Ora non lo udrò più.’ Quell’uomo si presentava come una voce. Non che non lo collegassi con certe azioni, ovviamente. […]. Non era questo il punto. Il punto stava nel suo essere una creatura dotata, e tra tutte le sue doti quella che emergeva maggiormente, quella che suggeriva l’impressione di una reale presenza era la sua abilità discorsiva, le sue parole – il dono dell’espressione, stupefacente, illuminante, esaltante e spregevole al massimo grado, un fiume di luce pulsante o l’infido fluire da un cuore di impenetrabili tenebre” (trad. Rossella Bernascone)


Bianco e nero

26 maggio 2019

Il mondo è colorato

di blu nel cielo

un arcobaleno di fiori e alberi

verdi, ma tu, cuore mio, t’ostini

al bianco e nero dei ricordi,

al cinematografo della gioventù.


Polizia (cops)

26 maggio 2019
Saul Bellow

“Cops have their own way of ringing a doorbell. They ring like brutes. Of course, we are entering an entirely new stage in the history of human consciousness. Policemen take psychology courses and have some feeling for the comedy of urban life. The two heavy men who stood on my Persian carpet carried guns, clubs, cuffs, bullets, walkie-talkies. Such an unusual case – a Mercedes beaten in the street – amused them. This pair of black giants had a squad-car odor, the smell of close quarters. Their hardware clinked, their hips and bellies swelled and bulged.”

(Saul Bellow, Humboldt’s gift, 1975)

“La polizia ha un modo tutto suo per suonare alla porta. Premono il campanello come bruti. Certo, stiamo entrando in una fase del tutto nuova per quel che riguarda la storia della consapevolezza umana. I poliziotti prendono lezioni di psicologia e cominciano ad afferrare il lato comico della vita. I due omaccioni che stava là in piedi sul mio tappeto persiano avevano con sé pistole, sfollagente, manette, radio ricetrasmittenti portatili. Un caso così insolito – una Mercedes presa a bastonate – li divertiva. Quei due giganti neri avevano indosso un odor di caserma, di auto, di chiuso. Le loro ferraglie tintinnavano, le panze gli traboccavano dai contorni, gonfie, tese”

(Trad. P. F. Paolini)


Occhiali

25 maggio 2019

“In quel momento, donna Rosa si toglieva dal collo del vestito l’astuccio degli occhiali, e con cura infinita lo apriva. Una specie d’insetto lucentissimo, con due occhi grandi e due antenne ricurve, scintillò in un raggio smorto di sole, nella mano lunga e rossa di donna Rosa, in mezzo a quella povera gente ammirata”.

(Anna Maria Ortese, Il mare non bagna Napoli, 1953)


Verità (truth)

24 maggio 2019

“He must meet that truth with his own true stuff – with his own inborn strenght. Principles? Principles won’t do. Acquisitions, clothes, pretty rags – rags that would fly off at the first shake. No; you want a deliberate belief. An appeal to me in this fiendish row – is there? Very well; I hear: I admit, but I have a voice too, and for good or evil mine is the speech that cannot be silenced. Of course, a fool, what with sheer fright and fine sentiments, is always safe.”

(Joseph Conrad, Heart of Darkness, 1899)


“Si deve affrontare quella verità con la propria autentica sostanza – con la propria forza innata. I principi? Quelli non servono. Sono cose acquisite, vestiti, stracci ornamentali – stracci che se ne volano via alla prima scrollata vigorosa. No; quel che ci vuole è un credo deliberato. C’è qualcosa che mi attrae in quel chiasso infernale – sì? Benissimo; mi metto in ascolto; lo ammetto, ma ho anch’io una voce, e nel bene e nel male la mia parola non si lascerà zittire. Ovviamente uno sciocco è sempre al sicuro, tra la paura dichiarata e i buoni sentimenti.”


Viaggiare (travelling)

24 maggio 2019

“Going up that river was like travelling back to earliest beginnings of the world, when vegetation rioted on the earth and the big trees were kings. An empty stream, a great silence, an impenetrable forest. The air was warm, thick, heavy, sluggish. There was no joy in the brilliance of sunshine.”

(Joseph Conrad, Heart of Darkness, 1899)


“Risalire quel fiume era come viaggiare a ritroso verso i più remoti primordi del mondo, quando  la vegetazione invadeva la terra e i grandi alberi ne erano sovrani. Un corso d’acqua deserto, un silenzio profondo, una foresta impenetrabile. L’aria era calda, spessa, greve, ferma. Nella luce del sole non brillava gioia alcuna.”

 


Cavallo

23 maggio 2019

” La più strana figura di donna che egli avesse mai veduta: lunga, magra, dinoccolata, coi denti scoperti come un cavallo annitrente, con indosso un abito straordinariamente vistoso, roseo e giallo: la vecchia miss inglese dei giornali di caricature, una maschera di carnevale […] Ella scoteva il capo dall’alto in basso, come un cavallo che senta la briglia, mentre intingeva un biscotto nel the.”

(Federico De Roberto, L’Imperio, 1929)


 


Uomo

22 maggio 2019

image8” … io ho tante relazioni a Roma, né credo che il deputato, l’uomo politico, si improvvisi a Montecitorio: esso si forma a poco a poco, vivendo nella capitale, frequentando la società.”

(Federico De Roberto, L’Imperio, 1929).