The sense of Julian Barnes

The sense of an ending è un romanzo di Julian Barnes pubblicato nel 2011. La materia della narrazione è la più tradizionale: un tizio ricorda gli anni trascorsi a scuola, i compagni di classe, i professori, le relazioni di amicizia, le ragazze. La giovinezza, insomma. Lo scrittore, che coincide con la voce narrante in prima persona, si sofferma a lungo nel ripercorrere le fasi di una intensa relazione sentimentale conclusasi con una rottura improvvisa. Poi il romanzo riprende l’andamento memorialistico, dagli anni sessanta fino ai giorni d’oggi. Tony, così si chiama, si è fatto una famiglia, ha una figlia, ha poi divorziato, ed ha raggiunto l’etâ della pensione. Sembrerebbe che la storia finisca qui, invece siamo ancora a pagina sessanta, e il romanzo di pagine ne ha altre novanta circa. Cos’è che rimanne da dire?

Tutto si svolge come se un vecchio amico si sedesse con te al bar e cominciasse in tutta sincerità a raccontarti la propria storia. Ma ad un certo punto deve cambiare la versione dei fatti: costretto a rispondere al telefono qualcuno gli rivela qualcosa per cui, terminata la conversazione, questo vecchio amico ricomincia a raccontarti di nuovo tutto, modificandone la valutazione, le cause, il contesto. E poi, quando sembra che tutto abbia finalmente un capo e una coda, il tuo vecchio amico riceve un messaggio tanto sconvolgente che lui, che in realtà è una persona che non vorrebbe mai ingannare se stesso o gli altri, si ritrova a dare ancora un’altra versione di quel momento così significativo della propria esistenza. Uno stupido, penserai. Eppure, quante cose ci siamo raccontate solo dal nostro punto di vista e non abbiamo avuto più l’opportunità di risalire la corrente del tempo e potercele raccontare come si deve, per fare onore alla verità? La narrazione porta con sè un vizio. Il punto di vista assunto per senso di colpa, per immaturità, per convinzione, oppure semplicemente per pigrizia o senso di sopravvivenza. Ogni storia d’amore, quando la si racconta ad altri o a se stessi, è fatta di frammenti, immagini rassicuranti o minacciose, alcune pagine rimangono in bianco, altre sono così fitte di parole da lasciare perplessi lo stesso autore.

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