Affetti collaterali

Da quando tutti se ne sono andati, l’appartamento è buio. 

Nicola trascorre il tempo avvolto dal lenzuolo. Gli effetti collaterali nel caso di dosaggio corretto sono il rallentamento psicomotorio, calo di concentrazione e tempi di reazione. Raramente si sposta nelle altre stanze dove non filtra la luce. La dipendenza farmacologica provoca sbalzi d’umore. La cucina è un castello di piatti dentro il lavabo. Per cucinare si serve di una pignatta e di una graticola. Odore d’acido. Solo Brahms fa le pulizie di casa. Uno degli effetti collaterali dell’assunzione cronica di benzodiazepine è un globale stato di abulia, apatia e anedonia. La stanza di Nicola è un ammasso di libri dappertutto: pavimento e scrivania e libreria. Il gatto si diverte a graffiare le pagine dei filosofi idealisti. Il pc è sintonizzato su una stazione di musica ambient californiana. Per il resto mensilmente Nicola riceve un sms dalla Banca di Credito che lo informa del versamento effettuato. Sono trascorsi due mesi, e la sorella vegeta su un letto d’ospedale. Col corpo alla vita ci sta attaccata coi tubi.

Il giorno dell’incidente il presidente iraniano aveva espresso l’intenzione di sfrattare gli israeliani dalla Palestina, e avrebbe voluto spedirli in Germania, in qualche regione montana. Così le comunicazioni col resto del mondo erano saltate perché un missile chimico era esploso a Gerusalemme. Il padre di Nicola non s’era preoccupato della contingenza internazionale. In quel periodo sperimentava l’amore con Shiva, un ingegnere indiano, e Mary, figlia dell’ambasciatore a Theran. Abitava un grande appartamento, manteneva una domestica di mezza età e un autista fidato per visitare i luoghi pericolosi. Quando la moglie riuscì a mettersi in contato telefonico per informarlo cosa diavolo fosse capitato alla figlia, Fabio, così si chiama il marito, era occupato. Poi apprese la notizia che una Yaris aveva centrato lo Scarabeo della figlia. Giada, dopo un salto, era rimasta stesa a terra

Nicola, anche se riceve lo stipendio di papà, prova un senso di colpa. Questo sentimento lo prova quando non è più sotto effetto del Diazepam. Per controbilanciare il nuovo stato d’animo, ha acquistato un wargame compatibile windows 2000 e un volume integrale dei romanzi di Thomas Mann a soli 12,99 €. Poi qualche volta sente che può farcela a vivere bene. Ce la può fare a darsi l’ultima materia in filosofia. Ce la può fare. Si sente positivo e non ingoia la compressa da 5 mg. E se prova lo sbalzo d’umore, sa di essere dentro una gabbia di ferro come King Kong, strappato al mondo, e da lì dentro non può uscire. 

Quando Nicola sente di potercela fare, capisce che in casa non c’è rimasto più nessuno. Chissà cosa pensava Giada quando correva sopra il motorino? Ma adesso che Nicola ce la può fare, è venuto il momento che qualcosa cambi, perché adesso che è successo qualcosa d’importante, lui può sentirsi utile. Se la sorella ascoltasse la sua voce? Sì, se le dicesse che lui sta bene, si starebbe tutti insieme come quando la vita era serena, tranquilla, senza problemi. Nicola adesso tira fuori dell’armadio l’unico vestito buono che ha mai indossato, si pettina i capelli, si rade la barba, si cambia le mutande, i calzini; cerca le chiavi della macchina sotto le carte della tesi. Apre la porta di casa. Brahms lo insegue, ma lui con un calcio lo respinge. Stringe gli occhi alla luce e corre a salvare Giada. Sa che può farcela, e questo è una gran vantaggio; ancora l’umore è stabile. Sul viale c’è il solito traffico. I semafori, la gente che lava i vetri. Ancora ce la può fare. 

«Mamma sto arrivando!» aggiunge per telefono. 

Nicola è dopotutto un ragazzo sensibile, se lo aspettavano da lui un gesto buono. Comunque, i sentimenti sono precari, oggigiorno. Tutto ha una scadenza, anche se al cuore l’altalena della vita continua a far male. 

La madre possiede il disincanto delle donne di chiesa.

Quando vede giungere il suo ragazzo vestito a festa prova una certa pena. Nicola l’abbraccia. Lei ha i capelli scomposti, il solito cappotto, e gli fa uno strano effetto, ed è come ricadere nel passato.

«Come sta Giada?»

«La puoi vedere tu stesso. Tu come stai?»

Nicola addossa gli occhi contro il vetro della sala di rianimazione.

«Voglio entrare dentro.» 

La madre non aggiunge niente.

«Adesso sento che ce la posso fare. Adesso sento proprio che non sono più solo, sono stato uno stupido …»

«Non fare così.»

«Adesso non sono solo e posso aiutarti, è tutta colpa mia, ce la posso fare…»

«Certo che ce la puoi fare, certo… »

«Vorrei che ritornassimo a vivere tutti insieme….» 

La madre va a sedersi, s’aggiusta il cappotto sulle spalle, riordina i capelli e guardando attraverso la vetrata il corpo disteso sul letto aggiunge: «Nicola, io sto bene. Sto bene, davvero. Ma adesso sono stanca, ne parliamo un’altra volta, aspettiamo, c’è tempo, aspettiamo ancora un po’, quando sarà tutto finito. Stasera sono stanca. Torna tuo padre… lo prenderai tu all’aeroporto?»

fg (2008)

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