Modena

6 febbraio 2021

Mimmo è sulla cinquantina. È fatto di distensivi chimici. La moglie è andata via di casa. Lui, neanche dorme. Cammina tutto il giorno. Pensa ad Ada. Mostra agli sconosciuti la foto tessera. «La conosci? Guarda quant’è bella! Non è bella? La conosci?». Da quando è andata via, sono trascorsi un po’ d’anni, si è innamorato di un’altra già maritata. Se l’è messa in casa, addirittura. A lei, e al marito pure, che lavora tutto il giorno nei cantieri. «Anna, sei la mia luce» le dice. Glielo ripete quando stanno soli. Non è geloso, anzi. Qualche volta chiede un bacio. Quando le chiede un bacio strizza gli occhi e rimane col naso stretto.

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Cinque febbraio

6 febbraio 2021

Avanzavamo. Una distesa di sabbia. Il cielo era una lastra rovente. La terra sconfinata. Avevamo lasciato la base. Lì si stava bene, c’era l’acqua, l’abitudine della pace. Dopo l’ultima battaglia non sapevamo dove si fossero nascosti, forse verso Karàt. Dentro il camion stringevamo il mitra. L’aria tremolava. Ci vollero due ore per avvicinarci alle alture. Un carro arabo di fabbricazione sovietica inclinato su un lato. Uno di noi scende. Salta giù e corre a schiena bassa puntando il mitragliatore a destra e a sinistra. Un giro intorno al carro nemico. Il sergente richiedeva via radio l’appoggio di un elicottero. Non ce ne sarebbe stato bisogno, ma era come se avesse fiutato qualcosa. Il soldato sale sopra il carro e forza la botola. Fuoriusciva fumo. Diceva che dentro erano tutti carbonizzati. E mentre sta là sopra e fa segno che sono tutti morti, sibila un colpo di fucile. I soldati come serpenti si riparano dove possono. Un altro sparo. Cominciamo a tirare bestemmie. Raggiungo il sodato a terra, lo libero dal casco blu. Trema lui. Ho provato a farmi il segno della croce.

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