Carlotta

Si è fatta quaranta minuti di macchina perché la testa faceva male se non lo incontrava, e non ingoiava nulla che non fosse un Chinotto oppure bruschette condite col pomodoro, aglio e olio piccante. Le brillavano gli occhi quando ha letto sul display il messaggio di Giulio. 

Carlotta non si accorge di correre a centoquaranta. All’uscita del casello riacquista la calma, paga il pedaggio con una carta da cinquanta. Prova a non pensare come sarà. Si può sempre salvare qualcosa. Trilla il telefonino. Giulio spiega la strada, lei non capisce, s’aggrappa al nome di una piazza e sa che deve andare fin laggiù. Comunque, non sarà quello il problema. Con un filo di acceleratore raggiunge il porto, e riconosce Giulio in pantaloncini e infradito; lei accosta, abbassa il finestrino.

«Sei diverso da sempre.»

«Fammi salire posteggiamo insieme.»

Lui si è fatto poche idee di come potrebbe andare a finire. Poi, per non pensare, ha acquistato in edicola un classico hard degli anni settanta. La storia con Carlotta non dovrebbe contenere ambiguità sentimentali, dovrebbe strutturarsi dentro la sfera della soddisfazione. 

È una piccola casa, ci sono molti libri. La cucina è netta, ordinata. La luce bianca, congela tutto. Giulio accende una piccola lampada. Il letto è in penombra. Carlotta ha delle cicatrici sulla schiena. Racconta che una volta aspettava Daniele. Vedeva i tetti della città, il castello, le luci del porto, il mare. Dalla finestra entrava l’odore sporco della carne di cavallo. Daniele rincasando l’abbracciava per toglierle il respiro. Provava qualcosa, una forbice che taglia la scorza, un coltello con cui sbarazzarsi delle vene. L’indomani Daniele era già andato via. A lei rimanevano i segni. Giulio ascolta e si gira dall’altra parte. Carlotta lo abbraccia. Provano a dormire. Quando Carlotta si risveglia, lui non c’è. È entrato in un locale e s’è seduto in un angolo. Tre ragazze lo hanno notato. Giulio ha fatto finta di niente. Poi una di quelle, la bruna, s’è avvicinata e gli ha domandato una sigaretta. Giulio l’ha invitata a sedersi. Giulio dice che è abbastanza carina, ma lei chiama il cameriere e ordina un alcolico. Giulio dice che il fumo gli dà fastidio, lei continua anche se si gira dall’altra parte e fa un po’ le solite domande. Lui chiede se è fidanzata. Lei risponde di no. Allora Giulio chiede se vuole essere la sua ragazza per una notte. Ma lei fa la difficile perché non lo conosce, gli presenta le amiche. Ma Giulio si alza e dice che deve andare via. Paga il conto. Chiede il numero di telefono, lei lo segna sul tovagliolo di carta. Lui lo mette in tasca.

A casa Carlotta è sveglia, sta davanti al computer e guarda il film, e dice che è pure noioso. Lui le dà ragione, anche se afferma che tutto sommato è molto più vero di una certa fiction.

«Sono uscito a prendere una boccata d’aria.» 

«Hai fatto bene, Giulio.» 

Dopo un po’ si alzano perché è già giorno. Giulio si sciacqua la faccia e dice che vuole farsi un bagno al mare. Lei invece non è d’accordo. Tra qualche ora deve ritornare e le cose fatte di fretta non le piacciono. Allora concordano di fare colazione. Vanno al bar, lui ordina una granita, lei un cappuccino. Poi, col mare che luccica davanti agli occhi, Giulio confessa che dopo pochi giorni si sente la morsa al collo. Lei non ha molto da aggiungere, mette gli occhiali da sole e nasconde il volto. Quando è venuto il momento si salutano. 

Carlotta in macchina piange. Guida con calma e guarda il paesaggio. La mattina è sempre lì, senza aspettare, tutto sembra che ancora debba cominciare. Osserva il mare e i tetti dei paesi, ripensa ai gesti, le parole, le cose della notte trascorsa. 

fg © 2005

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