Ione, Euripide

27 maggio 2021

Nella Tragedia Ione di Euripide il protagonista principale è appunto questo giovane senza nome che è improvvisamente così battezzato (“colui che viene”) dal supposto padre biologico, Xuto. Ione entra in scena con una scopa di rami d’alloro, annaffiatoio e arco. È addetto alla pulizia dell’altare di Apollo: con l’arco scaccia gli uccelli che vanno a beccare i doni votivi. Spazza il tempio di Apollo e mette in fuga anche aquile e cigni. Egli non sa ancora chi sia suo padre e sua madre, è cresciuto nel tempio a Delfi, e qui è diventando adulto. Il suo è un lavoro servile, ma lo svolge con dignità. Alla fine della tragedia conoscerà l’identità dei suoi genitori: è figlio di Creusa e del dio Apollo, ma è bene, per opportunità, che tutti credano che il padre sia Xuto, l’attuale marito di Creusa. Così anche la madre riconoscerà l’identità di Ione, e Xuto sarà tratto in inganno credendo Ione un figlio naturale avuto durante una festa bacchica. La tragedia procede per dialoghi, come fossero interrogatori: Ione e Creusa, Xuto e Ione, Creusa e un vecchio consigliere, Ione e la Pizia, Creusa e la corifea.

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Ulisse, la virtù e la conoscenza

21 maggio 2021

Ulisse è un bugiardo, ma ha un sogno.

Ulisse vuole raggiungere la fine del mondo, e i confini del mondo non si possono raggiungere da soli. Per realizzare questo sogno ha bisogno di altre persone: ha bisogno di marinai. 

Ulisse è un bugiardo ma ha un sogno: vuole vedere dove il mondo finisce. Lui sa che questo viaggio non potrà farlo da solo, ha bisogno di compagni. Ulisse deve convincere i compagni a seguirlo.

Ulisse è un bugiardo. A lui non importa quale siano i sogni e le ambizioni dei suoi amici marinai. Ulisse è un egoista: a lui interessa raggiungere il proprio sogno, fare il proprio viaggio.

Per convincere i suoi amici mariani a seguirlo, abbandonare i propri sogni e credere al sogno del loro capitano Ulisse, Ulisse si inventa una bellissima idea, un’idea falsa: regala un’idea, una bugia (con la ragione è possibile conoscere la verità), una convinzione: un sogno da condividere. Un sogno per cui vale la pena viaggiare e morire.

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Il cielo pende dai lampioni, Cannizzo

20 maggio 2021

È vero che il pronome Io non trova luogo, ma è più vero ancora che l’Io si è calato nella buca del suggeritore e sul palco è di scena l’analogia: la figura retorica più amata dalla tradizione poetica modernista. Essa, come usata dal poeta della raccolta Il cielo pende dai lampioni (Algra, 2020), Enzo Cannizzo, plasma immagini stentoree, epigrammi dalle ali iridescenti. E, in questa mia lettura, le poesie sembrerebbero emanare bagliori di ombra, luci di assenze, proiezioni di ex vita, essenze dell’altrove.

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Suite Etnapolis, Lanza

18 maggio 2021

Nessuna 

storia fuori dalle celle dei numeri

Si conclude così il giovedì di Suite Etnapolis di Antonio Lanza, ed. Interlinea, 2019.

Poco prima: 

ti ricordi con un misto

di eroismo e malinconia

il cielo com’era chiaro

prima di entrare.

Tutti noi, che al centro commerciale abbiamo trascorso anche poco tempo di un tempo estivo, sappiamo quanto siano dissonanti il fuori e il dentro. Etnapolis sorge, come tanti centri omologhi, in una vasta zona confluente di strade, e tanto più queste si allontanano dal pachiderma mercato, quanto più le strade riprendono il volto solito – buche, strati irregolari d’asfalto, guardrail divelti – e di conseguenza col freddo c’è il freddo, e col caldo canicolare d’agosto puoi friggerci sull’arido suolo l’uovo e calare la pasta nell’acqua che bolle in pentola.

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replay Amelia Rosselli

16 maggio 2021

questo testo nasce da un incrocio di

idee suggestioni dalla lettura di Spazi

metrici di Amelia Rosselli una delle

considerate più importanti poetesse del

Novecento. Ho regolato il righello per

ottanta battute e ho cominciato a

scrivere avendo come punto di

riferimento solo idee senza pensare

dove queste dentro lo spazio cadessero

importante che cadano senza che ci sia

un obbligo calcolato dall’io scrivente,

bensì della macchina che ricostruisce 

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All’altro capo, Deidier

15 maggio 2021

La sezione Chimica dell’abbandono (tento questi appunti per un lettura della silloge poetica All’altro capo di Roberto Deidier, ed. Mondadori, 2021) termina con questo canonico endecasillabo, ictus in sesta posizione che discende all’Ade: ora scrivo di notte, scrivo ai morti. La sezione prende inizio con un corsivo: i giorni che cadono, E guadagnano illusioni, stelle in fiamme. E poi un altro endecasillabo: ho sempre trovato te, all’altro capo. L’altro capo del mondo, nella mia lettura, è il regno dei morti, ovvero il ricordo: l’inverso della luce è l’ombra, alla parola il silenzio, alla luce meridiana il tramonto, alla realtà la metafisica.

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Orientale sicula

14 maggio 2021

di Giulio Traversi

Orientale sicula è una raccolta di poesie.

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Il poeta non è un prosatore, non è un narratore di storie, non finge. Il poeta dice tu, dice lei, talvolta per debolezza dice io, comunque dice sempre una verità. Il poeta anche quando racconta storie, racconta verità: non inventa ovvero non falsifica usando le parole: non scompare dietro un personaggio per non assumersi la responsabilità delle scelte. Il poeta userà una lingua italiana elegante e selettiva, si lascerà sedurre dalla santa muffa del latino, sprigionerà un inglese pret-a-porter, spontaneità dialettali e senso musicalissimo del verso libero. Novenari, ottonari in preferenza, qualche endecasillabo scultoreo. Ma Il poeta ha un po’ le tasche piene di chi lancia il sasso e poi si gira dall’altra parte: dei poeti che dicono per non dire, chiamando in causa il lettore: inizio e fine di ogni significato. Il poeta non vuole essere oscuro, né tanto meno un enigma. Il poeta è autore.

Il poeta piuttosto ama l’ambiguità e l’ironia. Fa classicismo.

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