Vic, Francesco Cusa

28 giugno 2021

Uno, Vic (Algra, 2021), fa la sua vita, e se la fa da solo soprattutto quando è in relazione con gli altri; nella solitudine rafforza il proprio ego anche quando l’altro va via o muore: per lui è un’opportunità per riprogrammare l’esistenza. E tutto questo è eticamente scorrettissimo, ma Vic esiste per dare mazzate sulla gobba dei sentimentalismi e delle pratiche morali comunitarie, mazzate ai costruttori di storie politicamente corrette, mazzate al lettore standard di sentimenti depurati. Vic è uno che quando si racconta fa satira, invettiva, sarcasmo. Troppo odioso, ma troppo infelice. Sessista, vero nazista del buonismo, disumano a parole. Non si riconosce nella città di provincia in cui vive (l’incipit del romanzo è un omaggio pirandelliano), e poiché non può sfuggire al proprio destino, si fa personaggio di se stesso.

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Klara and the sun, Ishiguro

27 giugno 2021

Klara and the sun di Ishiguro delude. Tanto geniale è il tema (l’intelligenza artificiale che aiuta l’uomo ad affrontare problemi esistenziali) e la modalità con cui l’azione narrativa procede, altrettanto delundente e monotono è l’ultimo quarto del romanzo, quando la vicenda svela significati metaforici e pedagogici.

Il problema di fondo è che Klara, pur avendo un proprio libero arbitrio programmato, non prova veri sentimenti. E di conseguenza, se essenzialmente triste per il lettore è seguire la fine che l’androide farà dentro uno scantinato oppure all’interno di una esposizione museale; per Klara stessa non c’è nulla di meglio che aver svolto perfettamente il compito per cui è stata creata: vincere la solitudine di Josie. Ma nell’androide non c’è emozione, e l’assenza emotiva della macchina traspare anche nella scrittura.

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Amur del temp, Franco Loi

20 giugno 2021

 L’amore, come nella tradizione poetica del Duecento, dalla poesia provenzale al Dolce Stil Novo, è un’esperienza di passaggio che conduce verso le regioni della luce. Il mezzo, il tramite dell’esperienza, è la donna: la figura femminile simbolicamente o allegoricamente, quanto meno in certa esperienza stilnovista e in Dante, rappresenta la sapienza oppure la fede, la virtù della bellezza che nobilita il cuore, ma lo scuote fino a farlo morire. Ma la donna smaterializzata e angelo non è la donna di Franco Loi in Amur del temp (1999), ma intatta è la beatitudine carnale e spirituale che le regioni della luce d’amore promettono.

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