Riproduzioni in scala, Marra

Non c’è nessuna storia attorno a noi / non siamo / neanche soldati d’avanguardia / macellati nemmeno / eroi ingigantiti nei quadri – siamo i sacrificati durante il raccolto, le città sostituite dalle strade, dai cartelloni pubblicitari.

Ma l’essere non è il divenire.

Tutti part-time e i mercati / crolleranno, tutti disertori e le guerre / smetteranno …

Un dichiarato sentimento d’alienazione della ‘pienezza dell’essere’, dalla gioia dell’esistenza. Il contesto sociale e urbano è conseguenza. Non c’è, dice il poeta, un fronte di guerra, non c’è un nemico per cui vivere o morire: siamo già morti: 

… Rimane

la fila di morti oltre o tornelli della Metro

a Milano, il particolare oltre

l’abbonamento ATM. Salvezza nel mondo

se non nel rumore e nel lampo che schiariscono i trafori

… e l’acuto del freno.

Il treno, spazio così poetico e melanconico del Novecento (i treni di Vittorini, pensate), ora sono mezzo di trasporto da un luogo di partenza a un altro uguale ma diverso, movimenti utili su rotaie, ‘ferraglia che traversa erba’ . Ci sono anche incontri in carrozza, perlopiù muti, una variante di grigio. Comunque uno spazio fermo dove pensarsi e osservare. Reggio o Pavia, sembra siano imperversati dalla stessa logica mercantile.

Alla base del malessere non c’è solo la riduzione dell’individuo a bancomat, staffetta dei pagamenti: debito ergo sum. Il massimo sforzo è l’essere economico: non l’essere eroico: ma i Leopardi e i Foscoli non sognano il posto fisso, acme di eroismo nazionale, puzza della sacra indipendenza statale.

Dicevo, alla base del malessere non ci sarebbe solo quel sentirsi espatriati dalla vita, la città (o università) non offre una identità, una bandiera per cui essere uomini. Al poeta disoccupato cronico anche quando occupato in scritture, una laurea in lettere è condanna – forse esageratamente pessimistica e non saggia, furore foscoliano – alla marginalità: ma ancora più tragica è l’assenza di una Patria.

Sarebbe la Calabria, Reggio, e la famiglia. Che il poeta ha lasciato, per ritrovare durante le canoniche vacanze o per adempiere a necessità materiali. Ma comunque nel pendolarismo non c’è un futuro, ma frammenti sparsi d’esistenza: la patria è quella che è – negazione di studi e felicità. È una patria da osservare, ma è un passato; e il futuro non è neanche la città d’approdo, fin troppo terra da macello istituzionale, dove la gioia corteggia il ragioniere.

La tematica è tutta contemporanea. La prosa poesia o poesia prosa mantengono un ritmo serrato, la voce si alza verso l’invettiva nera, arrabbiata, sarcastica: poesia civile. Il malinconico sradicamento è un ritmo dispari che srotola amaro, ma al tempo stesso dismette la vita usando toni profetici.

Emerge un dubbio. Che si sia creduto troppo al benessere del nord?

A pensarci non è vero che non c’è la possibilità di fare la rivoluzione. I nemici forestieri hanno creato un luna park (giostre o festival culturali, poco importa), e i giovani disertano per passare nella legione straniera, pagano e vivono lassù una finta partita con le regole truccate dalla transizione economica a fine mese; mentre quella vera, la città patria, è dissanguata dagli addii, e svuota le barricate dei bravi professionisti e lavoratori.

Nel disagio dell’esistenza in Riproduzioni in scala (internopoesia, 2019) c’è l’incapacità di una due generazioni che non sanno come riappropriarsi della propria terra. 

Ecco perché Kansas City è la poesia che parla di una patria indifendibile, avvolta in immagini di contro mitologia modernista.

In un’ora e mezza con l’aereo

a San Francisco

Il luogo più mitologico del Novecento politico italiano, il ponte che non c’è mai stato sullo stretto di Messina, quello sognato, del progresso americano.

Kansas city è una città straniera, anche se il poeta è nato a Reggio: mafia, ndrangheta, la televisione, reperti storici.

Un porco che mangia e non ingrassa.

Ma tutto questo non rianima il sud, lo condanna.

Il sud è invero luogo di futuro perché luogo di vita insanguinata, in cui essere soldati d’avanguardia.

©fgianino

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