Il mestiere del professore (2)

(Della solitudine)

 

Un’altra suddivisione più oggettiva è quella che considera il modo in cui il professore è riuscito a conquistarsi la cattedra. Quindi ci sono i supplenti, dunque i vincitori di concorso oppure i convocati  dal provveditorato su graduatoria. Il mantenimento della cattedra non dipende dal merito, anzi questo non è mai preso in considerazione. I professori, a tempo parziale o di ruolo, sono tutti sulla carta meritevoli e come tali termineranno la carriera. L’istituzione che arruola il personale è indifferente alla qualità, non chiede conto dell’operare, ma dei risultati. I risultati sono i numeri delle valutazioni. Neanche il cosiddetto anno di prova è una vera valutazione delle qualità dell’insegnamento. Se nella sostanza la richiesta di merito è sempre un atto formale, mai sostanziale, il professore, a qualsiasi categoria appartenga entra in classe e il suo operato ha un solo valutatore reale e informale: lo studente e i relativi genitori. E d’altra parte chiedere alla vittima di essere carnefice è una pratica masochista. 

Queste piccole distinzioni vogliono mettere in luce un fatto incontestabile: la solitudine del docente.

©fg

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