Il mestiere del professore (5)

(La prima lezione dell’anno)

Il primo giorno di scuola è un evento straordinario per tutti. Il docente riavvia la macchina dell’insegnamento rimasta inattiva per tre quattro mesi. Lo studente ritorna in classe, saluta i compagni e sta lì seduto con le vibrisse tremule, sensibilissimo. Gioca a guardie e ladri, e fa il palo: guarda, spia, pensa, ripensa ai buoni propositi. Si guarda intorno, in silenzio, cerca di capire come cavarsela anche quest’anno. Pertanto, la classe durante la prima lezione dell’anno ha un comportamento inattendibile, truccato dall’aspettativa e dalla simulazione: far bella figura, non mostrarsi per quanto si vale. Il silenzio in aula è irripetibile, memorabile. L’attenzione totale. Grande la suscettibilità. Quindi il primo giorno è il giorno in cui il docente dovrà lasciare un segno per farsi ricordare, e mostrare il proprio marchio di fabbrica: da qui in avanti la classe non sarà più la stessa.

Ci vuole un atteggiamento tradizionale (chiamare l’appello, qualche divagazione memoriale richiamata dai cognomi e dai nomi degli allievi, senza mai entrare nel personale, incoraggiando, mostrando un orizzonte, una via d’uscita luminosa). Ma non familiarizzare: fare subito il professore amico non è cosa credibile, crea sospetti oppure attira fama di eccentricità. Punterei a un livello di formalità coinvolgente: sfruttando a proprio favore la simulazione generale, relazionarsi come se si avesse dinanzi persone mature, motivate, sincere. Tutti il primo giorno sono carichi di buoni propositi. Il buon proposito è l’unico vento a favore da cui avvantaggiarsi.

Inutile dire che la critica disfattista (per esempio: “Spero che vi comporterete meglio dell’anno scorso”) produrrà un effetto boomerang. Ricordare le sconfitte per esaltare pochi virtuosi sarebbe un modo per rafforzare l’autorità del docente, ma in realtà il docente in quel momento abdica al proprio ruolo guida e ripropone dinamiche che faranno maturare ben presto pregiudizi e differenze.

Apertura, grandi motivazioni e alti obiettivi splendano senza ombra di martirio.

©fg

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