Il mestiere del professore (8)

(Alzare la mano)

Omar Pamuk nel libro autobiografico Istanbul (2003) racconta che quando frequentava le scuole elementari alzava sempre la mano. Sempre, anche se non aveva idea di quale fosse la risposta corretta alla domanda: alzava la mano per farsi notare. Desiderava essere lodato dalla maestra, desiderava essere incluso nel mondo della maestra.

In età adolescenziale le cose si sono capovolte, è diventato critico giudicando il comportamento dei professori perlopiù ipocrita e falso. Nel College privato non tollerava gli insegnanti turchi, noiosi e meschini; e quelli americani all’opposto erano la caricatura della buona volontà occidentale. Questi esaltavano ingenuamente la cultura liberale, gli altri erano reazionari e nazionalisti. La contrapposizione tra docente severo e docente benevolo è una classico del discorso intorno al mestiere del professore. Ma entrambi le posizioni, se estremizzate, sono oggetto delle burle degli studenti, così come racconta il premio nobel.

Lo studente che alza la mano nella scuola elementare accetta il sistema delle regole così come sono. Volendo fare parte di quel sistema, se ne fa paladino. Poi, nell’età del dubbio e della ricerca, lo stare al mondo non tollera le ipocrisie e le false rappresentazioni degli adulti. Non si aderisce a nulla senza assimilarlo ad una propria idea di verità. Si diventerebbe contestatori. Lo studente smette di alzare la mano, ma alza la testa. Chiede cosa sia giusto e sbagliato per sé e in assoluto, secondo un proprio senso di giustizia. 

Questo studente, quello che alza la testa, a giudizio del professore severo, sembra che si stia perdendo: non studia, è svogliato; e invece, agli occhi del professore benevolo, sta solo faticando a trovare uno spazio dove vivere

Se di questo spazio non c’è alcun riflesso nella scuola, lo studente “va via” davvero; così come basterebbe un fievole bagliore che disegna mondi possibili, perché, appoggiandosi sull’orlo della visione, lo studente ritrovi l’orizzonte.

Solitamente un esempio d’onestà e coerenza, la testimonianza di una passione, hanno più forza dei discorsi ottimistici e delle promesse, oppure delle punizioni e dei ricatti; sebbene, come scrive Machiavelli, per il Principe è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’uno dei due.

©fg

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