Il mestiere del professore (11)

(compagni di scuola)

Ancora Shakespeare, Giulio Cesare. Siamo verso la fine. La battaglia di Filippi ha incoronato il vincitore. Al disonore della resa Bruto sceglie l’onore della morte. Chiede a Volunnio, suo servo, di stringere la spada.

“Buon Volunio, tu sai che noi andammo a scuola insieme: per quel nostro stesso antico amore, ti prego, tieni tu l’elsa della mi spada, mentre io mi ci getto sopra”

Volunnio rifiuta (“Questo non è il compito di un amico, signore”).

Testimone e ultimo sostegno sarà invece Stratone (“Ti prego, Stratone, rimani presso il tuo signore: tu sei un giovane degno di stima; la tua vita ha avuto qualche sapore di onore: tieni dunque la mia spada e volgi il volto, mentre io mi ci getto sopra”).

Precedentemente Cassio e Bruto, Antonio e Ottaviano si sono sfidati prima dell’inizio della battaglia. Così Cassio definisce i due nemici pronti a vendicare Cesare:

“Uno scolaretto petulante, indegno di tanto onore, accoppiato con un istrione e crapulone”

Lo scolaretto petulante si dimostrerà un mediocre stratega in campo di battaglia, ma un genio della politica nella gestione del potere.

©fg

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