Il mestiere del professore (12)

(Lamentatio)

In tutti questi anni ho visto cose che non si possono raccontare. Sentimenti di rivalsa, rigorismo: la sfida inconscia con le materie scientifiche, lo smarrimento del docente letterato che altera l’aspetto in nero cipiglio anche quando il lui è una lei graziosa e amabile.  

Ho visto cose inammissibili, alla cui responsabilità invoco il Consiglio di classe: il docente inappellabile e assoluto, l’eterna verità, l’ipse dixit in desabillè, il didattichese, la liberazione dalla nevrosi a voto di scrutinio. Tante cose belle, e altre visioni che voialtri neofiti del mestiere neanche immaginate.

Sub specie matematica, l’inquisizione sul sapere in griglia. E non c’entra il Ministero, non c’entra la politica. La responsabilità del docente, nella maledetta solitudine stipendiata: lui continua ad analizzare poesie e racconti come fossero corpo di lucertole morte. 

Ogniqualvolta il docente accusa il declino dei tempi e l’inadempienza giovanile, parla di sé, della demotivazione e dell’estraneità a un qualche valore, valore culturale, che abbia nella vita la sorgente. Ogniqualvolta un docente è lieto, soddisfatto per aver fermato il percorso scolastico di uno studente, in quel momento esalta l’unico gesto, gesto di stizza tangibile, che lui crede possa dare riconoscimento al sacrifizio quotidiano dell’intellettuale.

©fg

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