Il mestiere del professore (13)

(A chi serve?)

È nei volti e nelle parole. Una volta diventava espressione, il dolce vinceva l’amaro, la stanchezza di chi costruisce sentieri quando c’è già un’autostrada pronta all’uso.

Adesso solo occhi, e il non senso stampato sotto il naso. A chi serve? Perché?

E quando la curiosità, l’interesse, la passione sono un vortice, sei proprio tu che ti chiedi se non stai prendendo in giro a qualcuno. Racconti quello che sai, correggi quello che ancora loro non sanno. E poi ti volti, dopo pochi minuti, sei in cortile. 

A nessuno interessa sapere come coltivi il tuo giardino. Chi segretamente entra, lo fa con la chimica del pregiudizio. A nessuno importa tra le pareti imbiancate dall’incuria.

Non se ne fa rappresentazione, e tra gli obblighi a norma di legge si esaurisce un discorso.

Non bastano i gruppi, il pianto elettronico. C’è un peso quotidiano che è sostenuto senza un perché. Un volontariato non richiesto. Il non essere indispensabili accoltella la professione. L’uno è intercambiabile. L’uno è l’altro, illusioni senza terra.

©fg

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