Il mestiere del professore (14)

(Supplenza di latino)

Oggi sono entrato in una classe prima. Il loro professore di lettere è in malattia da un mese, non è stato nominato il supplente e ancora non hanno cominciato il latino. Quando l’ho saputo ho preso in mano la situazione: avevo solo un’ora di tempo.

Se ci pensate studiare la grammatica di una lingua è come comprendere come potrebbe funzionare un’applicazione informatica, una di quelle complicate: ciò che c’è da capire appartiene alle regole del meccanismo e del miseramente umano, rapporti di causa ed effetto. Non ci sono salti di logica, questioni filosofiche, impostazioni metafisiche, non ci sono complicazioni numeriche, interpretazioni. C’è solo materia da mettere in colonna.

Il latino, considerando il fatto che non si parla, tuttosommato è più semplice di una lingua straniera. Impari le regole, le memorizzi e, per quel poco che oggi è richiesto a scuola, le applichi. Almeno il latino di primo anno, con quelle frasette stupide e irreali che ci arrivano dai tempi di Pirro e Mitridate. Tradurre opere o pagine di letteratura certo è già un’operazione piuttosto sofisticata resa ancora più difficile dai duemila anni che separano noi da loro. Duemila anni. Studiare una cosa di duemila anni che di fatto è diventata immortale, dovrebbe accendere una fiammella di eroica fierezza umana.

Al di là della passione, che è merce non in vendita ma infettiva come un virus, in un’ora ho spiegato:  cosa è una declinazione, i temi delle parole delle cinque declinazioni, i casi, le desinenze della prima declinazione, funzione logica del nominativo e genitivo, il predicato nominale. Ho tradotto due frasi dal latino.

A fine ora i ragazzi avevano preso una pagina di appunti: regole chiare e precise, come è preciso il funzionamento del telecomando di un televisore. Tocca adesso a loro la memorizzazione che potrà farsi a casa e discutendo in classe.

Ora mi è sempre stato difficile capire com’è che alcuni studenti e altri professori possano affermare che in un anno di latino siano state svolte solo due declinazioni. Al massimo tre. Non ho mai capito questa urgenza di stare due tre mesi sulla prima declinazione. A fare cosa?

La mia risposta è questa: qualcuno ama avere un approccio reverenziale alla materia, come un esercizio spirituale, come un rosario da ripetere all’infinito per accrescere la fede. Si fa il latino perché è una lingua sacra, da persona perbene e colta, una lingua intoccabile, difficilissima, misteriosa, inavvicinabile. Per comprendere il latino ci vorrebbe la grazia del Signore. Solo questo potrebbe essere il motivo per cui, dopo nove mesi, uno studente ha sentito parlare solamente di rose, lupi e genitivi.

© fg

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