Il mestiere del professore (19)

(biblioteche scolastiche)

Non lo so, perché al tempo non c’ero. Ma tutto questo fa pensare alla storia che va avanti, travolgendo pietre e campagne, e tutto cambia, e non è vero che le cose rimangano così come sono. Entro nella biblioteca scolastica e, come tante altre biblioteche scolastiche, trovo un ambiente ricco di libri, volumi pregiati, testi specialistici di storia e filosofia, edizioni fuori commercio, anche rare, volumi di sociologia, storia, oltreché i soliti classici italiani e stranieri, copie in lingua originale, saggi di critica, Fubini e company.

Quando sono stati acquistati questi volumi? E soprattutto: per chi sono stati acquistati?

Forse gli studenti di una volta leggevano il famoso poeta nonché critico letterario di nome Fubini? Oppure le biblioteche scolastiche di cinquant’anni (la mia scuola è antica di centoventi anni) rispondevano a un gusto e interesse che non corrispondevano a quelli degli adolescenti? Quanti soldi sono stati investiti! Sono biblioteche che contengono perlopiù testi umanistici: storia, filosofia, italiano e inglese, tedesco, francese, latino e greco. Poi anche scaffali dedicati a volumi di storia locale.

Allora mi sono ricordato quanto per le scuole sia oggi difficile acquistare nuovi libri. E quando non ci ha pensato al storia, quanto sia difficile economicamente organizzare o mantenere uno spazio biblioteca. Chi ha la fortuna di trovarselo, lo usa; ma quando non lo usa, diventa deposito di banchi rotti e sedie vecchie. 

Ecco, credo che le biblioteche scolastiche siano l’oasi di un ricordo, e sono spazi archeologici di un modello culturale che è, a mio parere, scomparso e non più riconosciuto come tale nel discorso pubblico, per quanto i libri siano sempre per tutti come oggetti, vasi rotti, che godono di un rispetto reverenziale, paragonabile al servizio di cristalli riposto dietro una vetrina opacizzata dal tempo.

E quando non ci sono, le biblioteche sono sgabuzzini, ripostiglio di libri, perlopiù quelli che hanno avuto un certo successo di mercato (benché di altra tipologia oggi il mercato librario sia pieno, molto più di cinquant’anni fa), segno evidente dello sfacelo di un modello culturale (la guida culturale del buon Virgilio), che è stato emblema di una costruzione di valori; e così il dilagare nelle nuove biblioteche della democrazia del libro da guadagno, il libro gelato, il libro luna park, quello caramella, il libro sala giochi, quello compulsivo da bere tutto d’un sorso, il libro consolatorio, quello da passeggiata, quello social, il libro serie tv, il libro piacere tutto mio, il libro da ammazzare subito, quello allegro e gioioso, il libro storia d’un palpito, l’immedesimazione, l’amore e l’odio. Cose che sono sempre esistite, ma …

Tutto il resto dietro le vetrine, archeologia del pensiero.

© fg

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