Il mestiere del professore (20)

(note bianche)

Graham Green nel romanzo The confidential agent, tradotto in italiano col titolo Missione confidenziale, ad un certo punto della storia ha la necessità di far incontrare il protagonista con quelle persone potenti e ricche da cui dovrebbe acquistare del carbone per conto dei ribelli di una non meglio precisata regione del mondo. Considerando che il romanzo è del 1939, niente toglie che la guerra civile a cui si fa riferimento sia proprio quella spagnola. Lo scrittore per descrivere la stanza in cui avviene l’incontro, la stanza del potere, si inventa uno spazio dalla cui descrizione il lettore dovrebbe ricevere un’idea di ricchezza, potenza e superiorità. La stanza quindi è immensa col pavimento in legno, i muri sono tappezzati di ritratti, il caminetto è acceso e le poltrone intorno ad esso, le due poltrone, hanno uno schienale così alto da nascondere all’osservatore chi ci sia seduto. Commenta allora Green: D. avanzò, con una certa precauzione. La stanza avrebbe fatto tutt’altro effetto, pensava D., su qualcun altro. Era concepita per far sentire al visitatore il peso della manica sfilacciata, dell’esser male in arnese, dell’insicurezza, però lui era senz’altro nato privo del senso dello snobismo.

Alle poltrone dal lungo schienale si contrappone la sedia su cui siede D. (Brigstock svolazzò attorno alla scrivania e tirò fuori una seggiola). Il potere è avvolto dalla stabilità dei privilegi; invece a chi viene a trattare col potere si concede una seggiola volante, precaria, instabile.

Ludwig van Beethoven così commenta la notizia della morte del suo amico di giovinezza, il pittore Gerhard von Kügelgen: “Il 31 marzo 1820, Dresda, Kügelgen è stato orribilmente assassinato e derubato in una strada di campagna molto frequentata al chiaro di luna”. Il chiaro di luna qui evocato avvolge la scena di un misterioso e tragico sentimento.

Umberto Saba nel volume dei Meridiani dedicato alle prose, a p. 988, immagina Vittorio Alfieri che per mettere assieme un endecasillabo, fosse obbligato a contarne le sillabe sulla punta delle dita e a controllarne gli accenti in un manuale di prosodia.

Pasolini in RDV a p.49 chiama i mafiosi macellari.

©fg

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