Fame blu, Di Grado

Due tre chiodi, conficcati a colpi di martello sulla parete, per farne una croce e appendervi un corpo che al terzo giorno si risveglia. È un romanzo musicale nella struttura e nella retorica, quindi poetico. Un’opera post minimalista. Materiale linguistico come lenti per osservare uno spazio e plasmare il proprio immaginario. Più che nell’intreccio e nella trama la storia si fa concreta per un accumulo ripetitivo e variato di un’unica tensione ossessione tematica: il corpo e la sua sopravvivenza. Un horror abitato da zombie e sostanze artificiali. I pochi angoli di luce che la dinamica della relazione sentimentale regala – lo scintillio della lotta d’amore – sono rabbuiati dalla compresenza di oggetti ed esistenze spente: cose che stanno dove stanno inerti per essere consumate, usate, sfruttate, svuotate di vuoto. Il cibo non restituisce più energia e vita, ma malessere e gonfiori. Tutto questo è quello che rimane dopo il trauma, dopo l’evento catastrofico.

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Storie di oligarchi, Canfora

di Alfio Andrea Cardillo

Storie di oligarchi è un saggio storico scritto con un linguaggio fluido, in cui Luciano Canfora sintetizza l’opera letteraria di Tucidide (uno dei più grandi storici del mondo greco, autore della Guerra del Peloponneso e conosciuto anche per esser stato il primo storico che sottrae ogni divinizzazione all’interpretazione dei fatti) e parzialmente Senofonte. Il periodo storico in questione è quello legato agli scontri ad Atene tra personaggi filo-democratici come il generale Alcibiade, sempre in agguato a difesa dello status quo democratico, e un gruppo di oligarchi che durante le assemblee popolari sfruttavano gli eventi esterni con abilità oratorie per raggiungere il potere.

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Non dirmi che hai paura, Catozzella

di Claudia Barbagallo

Fin dalla nascita le condizioni di vita di Samia non sono delle migliori. In Somalia, intorno agli anni Novanta, c’era la guerra e questo ha comportato povertà e morte. Samia vive insieme alla sua famiglia, è una bambina furba e intelligente, ma allo stesso tempo piena di affetto per la sorella più grande Hodan, per il padre Aabe, e per il suo migliore amico Alì, il quale vive sotto lo stesso tetto. Samia e Alì in comune hanno anche la voglia di esplorare, di giocare e di vivere. Infrangono le regole, e si cacciano in parecchi guai. Samia però è più fortunata per certi punti di vista, ha la possibilità di aggrapparsi all’unica cosa che la rende felice: correre.

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Non lasciarmi, Ishiguro

di Maria Ingrassia

Non lasciarmi è un romanzo ucronico dello scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro, pubblicato nel 2005. Il genere ucronico si basa sulla premessa che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale.

La storia è ambientata in Inghilterra, negli anni novanta ed è proprio grazie all’utilizzo di flashback che la protagonista, Kathy, ci racconta del rapporto venutosi a creare nel tempo tra lei, Tommy e Ruth. I tre ragazzi crescono in un collegio, Hailsham, insieme ad altri compagni accuditi da un gruppo di tutori che si occupano della loro educazione. Kathy sin da piccola osserva molto quel che accade intorno a lei, ed è sempre pronta a cogliere ogni dettaglio utile a comprendere come sarà il futuro fuori da Hailsham. La triste verità è che però quella vita futura non arriverà mai. Kathy, Ruth e Tommy lasceranno Hailsham ed il cambiamento radicale avverrà proprio in quel momento, quando dovranno fare i conti con la realtà. Sono ormai consapevoli che il loro destino è quello di diventare assistenti di donatori e un giorno loro stessi donatori. 

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Puoi chiamarmi … Matilde Falasca

di Silvio Di Costa

Puoi chiamarmi Emma di Matilde Falasca, editato da Giulio Perrone editore (Roma 2022) parla di una ragazza di nome Margherita che frequenta il liceo Saffo di Roma. È una ragazza piena di sogni, di speranze ma soprattutto possiede una personalità forte e determinata. La sua vita è concentrata su un suo stato d’animo non meglio definito che chiama non so chi. In tutto il libro resterà questo stato d’animo, ma nel contempo Margherita inizierà a sbloccarsi e vivere più intensamente. 

Le emozioni descritte sono quelle tipiche di noi adolescenti. Margherita inizia il suo processo di crescita e cambiamento servendosi di alcune lettere che firma e scrive usando un alter ego, perché nelle lettere non sarà più Margherita ma Emma. Emma s’innamora di un ragazzo, e anche lui ha un alter ego: Teo.

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audiolibro – il salto del cavallo

AUDIOLIBRO IL SALTO DEL CAVALLO di Francesco Gianino – ed. Mare Nostrum (2020)

Per ascoltare clicca sui singoli capitoli in rosso

Capitolo I

Di quando il nostro eroe riconobbe la bellezza, ma rammemorò scempio e cattiveria.

Capitolo II

Di quando il nostro eroe uscì di prigione e fece visita alla madre.

Capitolo III

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Finestra, Angelo Sturiale

Finestra

Regalami / innocenza e stupore in epoca di lune, ha scritto Angelo Sturiale nella raccolta poetica Finestra (Algra, 2021). Una struggente e difficile dedica: l’augurio di ritornare corpi silenziosi che desiderano senza mete, ma anche acqua o vento tra gli aromi dei tuoi sogni. Riscoprire la dimensione pura e incontaminata dell’altro. Distillato d’amore per il corpo.

Non ho mai pensato che il pianoforte avesse bisogno di encomi ufficiali, tanta è l’ammirazione che già gode incondizionatamente tra pubblico, compositori e musicisti. Delle tre apologie dedicate a strumenti meccanici, quella per lo strumento a corde percosse è la terza. E chi del pianoforte ha altro pensiero, legge con curiosità questa perorazione in prosa libera: la scrittura è solare, energica. Non mancano termini tecnici (martellare, biscrome, cadenze, frequenze, cromatico, doppie terze, pedale, tasti eccetera), ed è lode alla trasformazione: dal corpo all’anima, dal meccanismo all’universo. Le possibilità espressive del pianoforte sono tante quante quelle di un’intera orchestra. E di ciò (e per ciò) il pianoforte non è mai stato incolpato. Un altro invece è il reato sottaciuto, ma così grave che giustifichi un difensore: e sarebbe in effetti gravissimo uccidere il proprio amore ed occultarne il cadavere. Perché tra tutti gli strumenti è quello che intossica in armonie e poi ammazza letteralmente la voce del canto, fatto a tronconi, spezzettata, astratta, meccanica. 

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Il tornello dei dileggi e Catania

Questo, per intenderci subito, non è un romanzo su Catania, ma la città etnea è presenza invisibile. Nel Tornello dei dileggi (Salvatore Massimo Fazio, Il tornello dei dileggi, arkadia, 2021) il nome della città etnea è citato parecchie volte. Come l’apparizione della Madonna. Lei si fa vedere una volta sola: poi resta tra le mani la toponomastica, l’assenza e i desideri. Catania non si vede, ma è un nome: direi che sarebbe persino veramente innominabile in quanto indescrivibile, e per questo mille volte invocata. Un’assenza continua, come nelle migliori liriche. Silvia, Lesbia, Laura, Beatrice. Nominate, invocate, fantasmatiche. Il nome (le lettere del nome) abbracciano tutto quanto è di lei rintracciabile. Il nome desiderato, assente ed inconoscibile, oggetto di celebrazione o bestemmia.

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PER UNO SCIASCIA DOSTOEVSKIANO

di Marco Trainito

Nel 2021, com’è noto, ricorrevano due importanti anniversari letterari: il bicentenario della nascita di Fëdor Dostoevskij e il centenario della nascita di Leonardo Sciascia. Assai opportunamente, pertanto, la studiosa siciliana Antonina Nocera ha dato alle stampe già nel marzo del 2020 un breve e denso saggio in cui è tracciata un’ipotesi interpretativa su certi echi dostoevskiani nell’opera di Sciascia. Il volumetto, edito dalla casa editrice Divergenze di Pavia, si intitola Metafisica del sottosuolo. Biologia della verità fra Sciascia e Dostoevskij ed è arricchito da una prefazione di Antonio di Grado, direttore letterario della Fondazione Sciascia, e da una postfazione del critico letterario e cinematografico Federico Fiore.

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Elegia per un cielo capovolto

Se volessi definire – ogni definizione soffre l’errore dell’ambiguità – Il generale inverno di Gabriella Grasso (ed. Il Convivio) direi che i componimenti che ne danno vita sono elegie. L’elegia è la tonalità dell’assenza, della separazione dall’oggetto del desiderio – penso a Zanzotto – e in essa si ritrova il contatto struggente con la lontananza. Nel Generale inverno l’elegia è invocazione in absentia, appunto. Attraverso le armi della parola la poetessa intona un desiderio di unità. La vicenda o l’avventura della ricomposizione – separazione e, chiamiamola, palingenesi – avviene prevalentemente in uno spazio tutt’altro che urbano e industriale, ma naturalistico e simbolico. L’elegia quindi si converte in idillio, e l’idillio, come scrive Julian Barnes a proposito della relazione tra Dmitri Shostakovich e Tanya, inizia dove l’amore si è spezzato.

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