Poker

5 febbraio 2021

C’è una nube di nicotina intorno al tavolo da gioco. Lui mischia le carte, mamma prepara la crostata con la marmellata di albicocche su cui ha accomodati cinquecento grammi di ciliege fresche senza nocciolo e un bicchierino di rum. Io invece sono stesa sul letto. Fisso il soffitto rischiarato dall’abat-jour, stringo al petto un morbido peluche a forma di giraffa arancione. Mi sono occupata delle decorazioni natalizie, ho avvolto intorno all’albero una collana di luci; ho tirato fuori dallo scatolone anche le palline argentate e gli angioletti di porcellana. La casa è ora addobbata con lombrichi luccicanti. Ho vuotato anche un paio di barattoli, avvolto le scatole con carta da regalo, ho sistemato le confezioni ai piedi dell’albero, ben infiocchettati con ciuffetti di nastro decorativo. Ma tutto questo non mi è bastato per distrarmi. 

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Un po’ di qualcosa

5 gennaio 2021

In ufficio alle diciotto stacca tutto, qualunque cosa, e ritorna a casa con la MG acquistata a rate: una dozzina di mensilità addebitate sul conto corrente. A Selma piace accelerare lungo la tangenziale. Con la mano destra stringe il cambio. C’è una curva a gomito e ogni volta che l’oltrepassa pensa che quella lì è proprio una curva stronza. È stronza perché la morte è in agguato. A lei piace la sfida: accelera e sente che la macchina  potrebbe sfuggirle, buttarsi dall’altra parte e volare. La strada è sopraelevata, da lassù si apre una vista sui tetti della città: i grandi palazzi e le terrazze coi panni stesi. Grande è Catania, un mare di case. Si vede anche Ognina e la scogliera. Ma è sempre troppo tardi per starci a pensare. 

Da qualche giorno ha cambiato pettinatura. Prima i capelli erano corvini, adesso hanno acquistato dei riflessi rossastri. Dal parrucchiere va una volta a settimana, preferisce il venerdì pomeriggio, dopo pranzo. Abita con la madre e tutt’e due si fanno compagnia.

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Lunedì mattina

4 gennaio 2021

Dario in macchina, la radio accesa, le luci rosse d’arresto, in colonna. Piove e il vapore sale dal muso dell’auto. I vetri appannati limitano la visuale, i tergicristalli scandiscono la monotonia di questo lunedì mattina. Sono le otto e trenta, ma è come fosse d’inverno. Mattina bagnata. Ogni metro più avanti sbircia dentro l’abitacolo degli altri, cerca gli altri. Se riconosce gli il volto. E prova imbarazzo.

Gli occhi degli estranei non ti devono fissare.

Gli occhi degli altri non esistono finché non ti guardano.

Qualche altro metro in più, e uno con l’ombrello corre saltando una pozzanghera. Impermeabile scuro. La sigaretta accesa. Uscire dalla pioggia e bagnarsi, scolarsi, trovare riparo sotto un albero.  L’acqua scende giù come un peso leggero, non puoi muoverti, piove fitto col vapore del rombo del motore e le luci rosse e i fari nell’alba delle otto del mattino. 

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