
Ho incontrato un amico mentre aspettavo nel Cortile di Scienze politiche, poco prima di entrare in classe. Ha subito iniziato a raccontarmi cose piuttosto private, concludendo ogni frase, come un ritornello, con “Adesso spacco tutto”. Lo ripeteva di continuo: “Adesso spacco tutto”. Dice che il lavoro non gli va bene – è un informatico – e siccome non gli sta bene, adesso spacca tutto. Anche con la sua compagna non va meglio: sembra gelosa o comunque gli sta addosso con una raffica di messaggi, vocali lunghissimi, e allora, anche lì, adesso spacca tutto. Messaggi messaggi: Cosa fai, dove sei, come stai? Trascorre la vita con la testa china, a digitare frasi, spiegazioni, risate, cuoricini. “In vita mia non ha mai scritto tanto come adesso”, dice. E siccome conosce la mia passione per la poesia, mi confessa che, quasi quasi, potrebbe scrivere un libro anche lui. Sostiene di avere già tutto il “materiale letterario” pronto – così chiama la dozzinale sequenza di domande e risposte su Whatsup tra lui e lei. E così, adesso spacca tutto, perché non ce la fa più a sopportare questa insoddisfazione. Vuole essere di più, senza dover dare spiegazioni a nessuno sulle sue scelte di vita.
Quando lo saluto, mi sorride ironico e precisa che si è sfogato: non dovrò prendere alla lettera la sua rabbia. Gli credo. Tornato a scuola, si susseguono le solite faccende scolastiche, su cui è meglio sorvolare per motivi di privacy. Più tardi, però, racconto a Khalida del mio amico e delle sue convinzioni, di come sembri vivere in un mondo tutto suo, distante dalla realtà. Lei mi suggerisce, con un tono serio ma gentile, che forse il mio amico ha ragione e che dovrei davvero incoraggiarlo a scrivere poesie. Chissà, magari i cuoricini e le spiegazioni infinite diventeranno il prossimo capolavoro letterario.
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