Provincia Letteraria

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  • Chi sono
  • Disìo, Eros

    Ogni romanzo è un destino. Il buon lettore, fattosi prima ingenuo come un pesce, viene catturato dalle esche, dai magli, dall’astuzia tecnica. Poi salta, sguiscia, e se non salta fuori in tempo, muore beato nella padella dello scrittore, quando lo scrittore è autore di mondi e di gesti estetici. Per cucinare il banchetto della felice illusione — per ingannare e al tempo stesso elevare, per seminare intelligenza e coltivare sensibilità per i comuni mortali — ci vuole arte, sapienza, cuore e ricerca di verità.

    Le prime cento pagine – soprattutto le prime cento pagine – di Disìo (ripubblicato da Feltrinelli, e già Rizzoli, 2005) hanno un respiro epico-lirico, mescolato a grana mitica e memoria autobiografica. Eros è l’autore sotto le mentite spoglie della celebre scrittrice Silvana Grasso: Eros dalla capigliatura rosso fuoco.

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    29 novembre 2025
    disio, mito, romanzo, scrittura, silvana grasso

  • 2056 di Francesco Cusa

    Le principali tematiche del romanzo sono innanzitutto la pervasività della tecnologia: essa fagocita i sensi, plasma il cervello, incapsula il protagonista Samuel in una dimensione altra, in cui l’umanità si smaterializza. Da qui il tema della vaporizzazione della realtà in voci e immagini: l’esperienza umana si radicalizza oltre il corpo, fino a degradarsi o illuminarsi senza il corpo.
    2056 (edito da Ensemble, 2025) è dunque un romanzo distopico, quasi nella forma di un grottesco videogame esistenzialista.

    Dal vulcano al vuoto

    Spesso, quando leggo un romanzo, associo come segnalibro una fotografia scattata da me: scelgo un’immagine a caso o mi lascio guidare da un presentimento che la trama risveglia.

    Per 2056, ho scelto una foto del 2023, nell’estate in cui il nostro vulcano, l’Etna, era più attivo del solito. Era un’estate accecata dal caldo e da continue piogge di cenere vulcanica. La foto ritrae un paesaggio urbano di periferia: una casa popolare, un capannone, un tetto; in primo piano una roulotte. Intorno, campagna rada, arbusti, la zona di confine tra l’urbanizzato e il lasciato andare.
    Ma metà immagine è cielo: un cielo pesante e grigio, non nuvoloso ma opaco, quel grigio da fine del mondo che grava su certe giornate estive in cui l’azzurro è velato da un’immensa coltre di nulla.

    Guardando poi la foto al computer, notai che il cielo era punteggiato di piccole chiazze nere, come meteoriti in caduta: una pioggia nucleare. Nulla di ciò avevo visto al momento dello scatto: eppure era lì, invisibile. La cenere vulcanica depositata sull’obbiettivo aveva prodotto un effetto apocalittico. La foto in bianco e nero restituisce un mondo nel suo disfarsi, un senso di fine.

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    19 novembre 2025
    2056, ensemble, francescocusa guidomorselli, guidomorselli, romanzo

  • Camminamento, Giulia D’Anca

    La lirica di Giulia d’Anca (da Camminamento, Carabba, 2025) si sviluppa attorno al tema della febbre d’amore. Amore atopico è un’espressione intrigante. Presuppone, per inverso, la possibilità di una definizione ben precisa di questo sentimento: una regola che governi Eros; oppure rimanda a una reazione incontrollata e fuori norma. Ma la reciprocità del sentimento, pur accettata, subisce una deformazione.

    La relazione sentimentale vive un fuori asse.

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    9 marzo 2025
    amore, camminamento, carabba, eros, giuliadanca, poesia, silenzi

  • Concorso Letterario “G. Scatà”

    Art.1 – Chi siamo

    Con il seguente bando, viene ufficialmente istituito il premio “Giuseppe Scatà”, I edizione, a cadenza annuale, promosso dall’”Associazione Culturale Giuseppe Scatà” e Provincia Letteraria – Blog di scritture. Il Premio vuole ricordare la passione e l’impegno di Giuseppe Scatà per la scrittura.

    Giuseppe Scatà è nato e vissuto a Catania. Laureatosi nella sua città in Lettere moderne, ha poi conseguito un master presso la scuola di scrittura Holden, a Torino. È stato Docente di lettere sia presso l’istituto paritario San Giuseppe sia nelle scuole medie del quartiere di Librino. Appassionato e frequentatore del genere giallo, amava viaggiare e seguire i festival letterari e cinematografici. Ha collaborato a diverse riviste d’impegno civile come i Cordai, Reportage e Casablanca. Ha scritto testi teatrali e racconti.

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    8 marzo 2025
    concorsoletterario, giuseppescatà, racconti, scuola

  • Scrivere senza realtà

    In foto, la prima stanza della canzone CXXVII di Francesco Petrarca. Qui si intrecciano, come in un indice, i grandi temi dell’esperienza amorosa: l’ossessione del pensiero, la ricostruzione del passato, la rimembranza, la scrittura come rimedio dell’anima. L’amore è battaglia, il mondo si inclina nella direzione del volto di Eros, e l’amata, nel suo bel viso, è sovrana del corpo e dello spirito dell’amante.”

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    13 febbraio 2025
    amore, canzoniere, eros, petrarca, poesia, realismo

  • Zagare e segreti, Cannizzo

    Il brano in foto tratto da Zagare e segreti di Enzo Cannizzo (Ensemble, 2024) ha un tono tragicomico e surreale. Ciccio Rambo Due è quasi una figura mitologica di provincia, tra il grottesco e il poetico. La scena è costruita con un crescendo teatrale. Ciccio Rambo Due trova finalmente il coraggio di farsi biondo, indossare la sottana della madre, i tacchi; si mette alla guida del suo trattore e raggiunge il palco in cui si esibisce Anna Oxa. Raggiunge il palco e strilla a squarciagola Non voglio mica la luna. Ciccio infine piange. Il gesto di Cicco è una performance pubblica ma anche un atto liberatorio che si scontra con la suscettibilità della cantante e gli interessi materiali della famiglia. Anna Oxa interrompe quindi il concerto, gelosa degli applausi, e pretende di essere ugualmente pagata. Il sindaco sconvolto è colpito da una colica renale. Ciccio Rambo trionfa e ci fa ridere. Ma il finale è amaro, ironico. Invece di essere riconosciuto per il suo momento di gloria, Ciccio viene dichiarato pazzo e i parenti si spartiscono i beni, riportando tutto a uno dimensione terrena e materiale.

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    13 febbraio 2025
    annaoxa, ensemble, enzocannizzo, poesia, zagaresegreti

  • Ho pisciato sui fiori, Tempio

    In queste due pagine di Ho pisciato sui fiori (Eretica, 2024) Cateno Tempio sembra raccogliere e rilanciare una tradizione letteraria che attraversa secoli, riproponendola però attraverso una lente contemporanea. Il tema del passaggio dall’età giovanile a quella adulta, col suo bagaglio di disillusione e consapevolezze, viene affrontato con limpida chiarezza. Quello del fanciullo (puer) è tecnicamente uno dei temi più cari agli scrittori dell’Ottocento e primo Novecento.
    La natura — con il suo diluvio, i suoi tuoni, le sue nubi tempestose — diventa metafora di un conflitto interiore che non riguarda più solo l’individuo e il proprio ruolo nella società o nella famiglia, ma anche la tensione tra il bisogno di vivere pienamente e il peso della normalità. L’invocazione al desiderio — culmine di questa tensione — rappresenta il punto più alto del climax, dove il diluvio, lungi dall’essere distruzione, assume la funzione di elemento purificatore. La guarigione emotiva e spirituale, che unisce cuore e natura, trova un’eco universale, pur scontrandosi con dettagli quotidiani e apparentemente insignificanti, come i semafori che colorano le case di tristezza. La malinconia crepuscolare qui diventa più aspra, quasi impietosa, ma allo stesso tempo più vera, priva del filtro della nostalgia consolatoria.
    I versi — Cosa resta di tutta la bellezza / di tutto il buono che c’è stato — funzionano da spartiacque tra la rabbia giovanile e una maturità che non rinnega il desiderio ma lo reinventa, lo fa dialogare con la realtà. È qui che si inserisce la dichiarazione d’amore, che suggella una transizione: dai furori adolescenziali, esplosivi e incontenibili, alla costruzione di una relazione con il reale, e con l’amore stesso, non più idealizzato, ma concreto, fatto di fragilità, cura e scelte.

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    28 gennaio 2025
    catenotempio, ereticaedizioni, fanciullino, hopisciatosuifiori

  • Pietro Russo alias Baggio

    Questa poesia di Pietro Russo (Tutte le ossa cantano la canzone d’amore, Pequod, 2024) intitolata Essere Roberto Baggio sembra riflettere sul concetto di perdita e redenzione, attraverso il simbolo di Roberto Baggio, una figura iconica non solo per il calcio, ma per la vulnerabilità umana che rappresenta.

    L’incipit evoca l’idealizzazione di un uomo, un eroe sportivo, che poi si rivela fallibile. Roberto Baggio simboleggia la perfezione, ma anche il fallimento. La metafora della traiettoria (da Pasadena al gelo del cosmo) richiama un evento specifico, il famoso rigore: la palla che vola ben oltre la traversa della porta. Il poeta sottolinea l’impatto emotivo di quel singolo gesto sportivo. Lo scarto tra questi due mondi – la terra da cui poter volare e le regioni artiche del fallimento – amplifica il senso di smarrimento e isolamento. Sono trascorsi trent’anni da quel rigore contro il Brasile, da quell’epocale goal mancato, che ha marcato l’esperienza del calciatore Roberto Baggio, ma anche dello spettatore italiano.

    Nella seconda strofa il fallimento ha un sapore provvidenziale. Abbiamo provato a cercare un significato all’assurdo – un dio che sbaglia platealmente. Il processo di crescita e accettazione viene descritto attraverso un linguaggio intimo e corporeo. Abbassare gli occhi è forse un gesto di vergogna, ma anche di umiltà e introspezione. Ci vuole equilibrio tra gravità e stelle, scrive il poeta. È un’immagine potente, indicando la tensione tra la realtà tangibile e l’aspirazione al cielo, limite e infinito. Il verso conclusivo offre un senso di speranza e conforto. La rete inviolata ci fa sentire meno soli quando siamo noi dinanzi a un bivio temendo un passo falso. La rete può essere interpretata anche come una metafora di sostegno e accettazione; oppure una promessa di salvezza – resistenza, dopo la caduta.

    La poesia unisce un’immagine iconica collettiva, Baggio e quel rigore a Pasadena, a un’esperienza personale di fallimento, crescita e redenzione. Nonostante le cadute, c’è una rete – la solidarietà e la pietà – pronta a sostenerci. Il poeta, all’età di otto anni, come tanti di noi, si è immedesimato in chi ha sbagliato. Il nostro gemello, riflesso atemporale di noi stessi, ci ha insegnato come perdere nell’umiltà.

    La poesia è stata letta dall’autore la sera del 26 gennaio in occasione di un reading del Centro di poesia contemporanea di Catania. Tra i partecipanti, anche i poeti Sergio Cristaldi e Davide Rondoni.

    ©francescogianino

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    27 gennaio 2025
    centrodipoesiacontemporaneacatania, davide rondoni, pietro russo, poesia, roberto baggio

  • Spacco tutto

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    Ho incontrato un amico mentre aspettavo nel Cortile di Scienze politiche, poco prima di entrare in classe. Ha subito iniziato a raccontarmi cose piuttosto private, concludendo ogni frase, come un ritornello, con “Adesso spacco tutto”. Lo ripeteva di continuo: “Adesso spacco tutto”. Dice che il lavoro non gli va bene – è un informatico – e siccome non gli sta bene, adesso spacca tutto. Anche con la sua compagna non va meglio: sembra gelosa o comunque gli sta addosso con una raffica di messaggi, vocali lunghissimi, e allora, anche lì, adesso spacca tutto. Messaggi messaggi: Cosa fai, dove sei, come stai? Trascorre la vita con la testa china, a digitare frasi, spiegazioni, risate, cuoricini. “In vita mia non ha mai scritto tanto come adesso”, dice. E siccome conosce la mia passione per la poesia, mi confessa che, quasi quasi, potrebbe scrivere un libro anche lui. Sostiene di avere già tutto il “materiale letterario” pronto – così chiama la dozzinale sequenza di domande e risposte su Whatsup tra lui e lei. E così, adesso spacca tutto, perché non ce la fa più a sopportare questa insoddisfazione. Vuole essere di più, senza dover dare spiegazioni a nessuno sulle sue scelte di vita.

    Quando lo saluto, mi sorride ironico e precisa che si è sfogato: non dovrò prendere alla lettera la sua rabbia. Gli credo. Tornato a scuola, si susseguono le solite faccende scolastiche, su cui è meglio sorvolare per motivi di privacy. Più tardi, però, racconto a Khalida del mio amico e delle sue convinzioni, di come sembri vivere in un mondo tutto suo, distante dalla realtà. Lei mi suggerisce, con un tono serio ma gentile, che forse il mio amico ha ragione e che dovrei davvero incoraggiarlo a scrivere poesie. Chissà, magari i cuoricini e le spiegazioni infinite diventeranno il prossimo capolavoro letterario.

    fg © tutti i diritti riservati

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    30 ottobre 2024
    ilboscoincittù

  • Sciott, Gabriella Grasso

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    L’ultimo componimento della silloge potrebbe offrirci una possibile chiave di lettura dell’opera che si colloca in continuità coi lavori precedenti della poetessa: il ricordo di un’età – chiamiamola antica – serve da uncino, arpione, quando il mondo va nella direzione opposta. Il ricordo però è inzuppato di qualcosa di inconsolabile. Scrive la poetessa: io sto / da adulta insonne / circondata da arredi / sempiterni (segue un piccolo elenco alla Gozzano). E poi: Tutto è qui dentro / tutto è stato / sempre /…/ … anima senza pace. Il finale è sconsolato: Anche senza guardarlo / tutto quello che adesso chiami “mondo” / ti sopravviverà. Il Commiato avviene nella stanza della casa del paese, ricordando un lutto familiare. La poetessa reduce; la poesia nasce dalla consapevolezza – che bussa sordamente – di una perdita. Pesca parole e immagini da un’epoca in cui le cose erano intatte, torbide chiassose ma intatte. In Quello che chiami mondo (il tu allocutorio rivolto alla sorella ma anche al proprio doppio) ti sopravviverà. Dormi tranquilla anima senza pace: sembra che vi sia un duplice augurio; pace e conciliazione col mondo che continua a vivere dopo lo svelamento. Da questo componimento funebre è possibile trovare una postura poetica: lo sguardo di Orfeo, quando il presente è stanchezza, palude.

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    20 Maggio 2024
    gabriellagrasso, linguaglossa, poesia, puntoacapo, sciott

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