replay Amelia Rosselli

16 maggio 2021

questo testo nasce da un incrocio di

idee suggestioni dalla lettura di Spazi

metrici di Amelia Rosselli una delle

considerate più importanti poetesse del

ottanta battute e ho cominciato a

Novecento. Ho regolato il righello per

scrivere avendo come punto di

riferiemento solo idee senza pensare

dove queste dentro lo spazio cadessero

importante che cadano senza che ci sia

un obbligo calcolato dall’io scrivente,

bensì della macchina che ricostruisce 

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All’altro capo, Deidier

15 maggio 2021

La sezione Chimica dell’abbandono (tento questi appunti per un lettura della silloge poetica All’altro capo di Roberto Deidier, ed. Mondadori, 2021) termina con questo canonico endecasillabo, ictus in sesta posizione che discende all’Ade: ora scrivo di notte, scrivo ai morti. La sezione prende inizio con un corsivo: i giorni che cadono, E guadagnano illusioni, stelle in fiamme. E poi un altro endecasillabo: ho sempre trovato te, all’altro capo. L’altro capo del mondo, nella mia lettura, è il regno dei morti, ovvero il ricordo: l’inverso della luce è l’ombra, alla parola il silenzio, alla luce meridiana il tramonto, alla realtà la metafisica.

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Orientale sicula

14 maggio 2021

di Giulio Traversi

Orientale sicula è una raccolta di poesie.

Il poeta non è un prosatore, non è un narratore di storie, non finge. Il poeta dice tu, dice lei, talvolta per debolezza dice io, comunque dice sempre una verità. Il poeta anche quando racconta storie, racconta verità: non inventa ovvero non falsifica usando le parole: non scompare dietro un personaggio per non assumersi la responsabilità delle scelte. Il poeta userà una lingua italiana elegante e selettiva, si lascerà sedurre dalla santa muffa del latino, sprigionerà un inglese pret-a-porter, spontaneità dialettali e senso musicalissimo del verso libero. Novenari, ottonari in preferenza, qualche endecasillabo scultoreo. Ma Il poeta ha un po’ le tasche piene di chi lancia il sasso e poi si gira dall’altra parte: dei poeti che dicono per non dire, chiamando in causa il lettore: inizio e fine di ogni significato. Il poeta non vuole essere oscuro, né tanto meno un enigma. Il poeta è autore.

Il poeta piuttosto ama l’ambiguità e l’ironia. Fa classicismo.

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Ginzburg Lisa, questione di stile.

23 aprile 2021

Sulla quarta di copertina di Cara Pace (Ponte alle Grazie, 2020) a firma di Nadia Terranova si legge: Lisa Ginzburg ha scritto un romanzo meraviglioso, maturo, stilisticamente altissimo nel solco della nostra migliore letteratura. Un po’ più realistica l’esternazione di Domenico Starnone che si limita a lodarne la trama. Ora, cosa intenda Nadia Terranova per stile altissimo piacerebbe chiederlo alla scrivente, perché in questo romanzo, a mio parere, la qualità della scrittura è banale: della migliore nostra letteratura c’è solo un cognome.

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Da Tacito alla Ortese, passando da Nievo

18 aprile 2021

Sulla letteratura equina 

Il celebre poeta di età augustea nato in quella che oggi sarebbe la profonda e abbandonata provincia interna meridionale, il poeta di Venosa, Quinto Orazio Flacco, alla fine della vita scrisse una lettera, la terza del secondo libro delle Epistole, denominata da Quintiliano Ars poetica. 

L’Ars poetica è un manuale in versi di scrittura. Tra le tante cose delinea quelle che dovrebbero essere le caratteristiche dei personaggi di un’opera in base all’età. Delinea gli attributi del tipo puer, adulescens, vir e senex. Quindi, ed è questo che ci interessa, chiediamoci quali siano le caratteristiche del tipo adulescens. Com’era un giovane di non più di sedici anni al tempo dei romani?

L’adulescens (cfr. vv. 153 – 165)  è imberbe, cade (cereus) facilmente nel vizio, è insofferente verso chi lo riprende (asper monitoribus), non si dà cura del futuro, getta via i soldi (prodigus), ha manie di grandezza, si appassiona facilmente, anche se con altrettanta facilità tralascia ciò che ama e poi … (ci siamo) gaudet equis canibusque. Si diverte della compagnia dei cani e dei cavalli, e quindi presumibilmente trae piacere da questi animali, come fossero entrambi animali domestici, e certamente, nello specifico, con i cani va a caccia e con i cavalli va al galoppo.

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Sulla consolazione della poesia

17 aprile 2021

Una lettura delle poesie di Mariangela Gualtieri

Vorrei analizzare il primo componimento della raccolta Le giovani parole di Mariangela Gualtieri, perché a me sembra contenere una dichiarazione di poetica.

La miglior cosa da fare stamattina

per sollevare il mondo e la mia specie

è di stare sul gradino al sole

con la gatta in braccio a fare le fusa.

Sparpagliare le fusa

per i campi la valle

la collina, fino alle cime alle costellazioni

ai mondi più lontani. Fare le fusa

con lei – la mia sovrana.

Imparare quel mantra che contiene

l’antica vibrazione musicale

forse la prima, quando dal buio immoto

per traboccante felicità

un gettito innescò la creazione.

Il volume è composto da diverse sezioni: Gemma dell’anno prossimo, Ma’, Studio sullo stare fermi, Le giovani parole, Tua prodigiosa visione (poesie per Bruno Schulz), Bello mondo, Esercizi al microscopio.

Non sono propriamente un esperto di poesia. Ma da lettore mi pongo alcune domande. Domande molto semplici. Per esempio: cosa racconta Mariangela Gualtieri. Uso il verbo raccontare, e forse avrei già fatto un passo falso. Eppure le poesie della raccolta sembrano formare un lungo racconto, fatto di estasi, dolori, gioie, ricerca e scoramento. L’oggetto del racconto è la ricerca della pienezza dell’essere, la gioia. Il protagonista sarebbe (mi perdonerete per la semplicità dei miei vocaboli ) il cuore. Scrive: Non angustiarti – cuore – se il tuo /udire si interrompe /e non c’è un giorno intero/ per l’innesto dei tuoi tamburi/ col battito potente universale. Dove i tamburi stanno per battiti, e battito potente universale sta per mistero della musica del creato. Anche quando la poetessa scrive Nella mia testa non c’è altro che mare/ altro che mare incantatore – altro nient’altro / che mare e sole in un crescendo silente/ e dormiente. La testa non è altro che il cuore, l’unico organo capace di ascoltare il mistero, l’irrazionale. E se dico cuore dico corpo, sensitività. 

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Istanbul

7 febbraio 2021

L’odore del mare imbratta quello acre delle olive condite, la verdura e i merluzzi nel ghiaccio; un effluvio che avvolge la pescheria. Chi passa vede anguille, teste di pesci con le spade, tacchini appesi al chiodo, crostacei che alzano le chele rosa come nuvole al tramonto. Il sole scalda le voci. Carla suda, l’aria la stordisce. La valigia zoppica nel selciato. La ragazza raggiunge l’ostello. In stanza si guarda allo specchio, indossa qualcosa di fresco, un po’ di matita nera, e ritorna per strada. 

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Carlotta

7 febbraio 2021

Si è fatta quaranta minuti di macchina perché la testa faceva male se non lo incontrava, e non ingoiava nulla che non fosse un Chinotto oppure bruschette condite col pomodoro, aglio e olio piccante. Le brillavano gli occhi quando ha letto sul display il messaggio di Giulio. 

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Analgesico

7 febbraio 2021

Il cielo è coperto dalle nuvole. Ricomincia a piovigginare. I lampioni ricurvi. Il palazzo è come tanti da queste parti, senza intonaco, coi mattoni rossi. Il tubo di grondaia nascosto dall’edera rampicante. Erika ha i capelli neri fino alle spalle. Sul pavimento ci sono vestiti e libri e cose d’ogni giorno. A piedi nudi osserva le ossa del torace, le clavicole ben rilevate, il biancore lattescente, le braccia magre. Morde la polpa di una mela, copre il sesso col lenzuolo. Erika non è più uscita di casa. Si stende sul pavimento e poggia la schiena fino a sentirne le vertebre. Esegue esercizi di respirazione, gonfia la pancia.

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Modena

6 febbraio 2021

Mimmo è sulla cinquantina. È fatto di distensivi chimici. La moglie è andata via di casa. Lui, neanche dorme. Cammina tutto il giorno. Pensa ad Ada. Mostra agli sconosciuti la foto tessera. «La conosci? Guarda quant’è bella! Non è bella? La conosci?». Da quando è andata via, sono trascorsi un po’ d’anni, si è innamorato di un’altra già maritata. Se l’è messa in casa, addirittura. A lei, e al marito pure, che lavora tutto il giorno nei cantieri. «Anna, sei la mia luce» le dice. Glielo ripete quando stanno soli. Non è geloso, anzi. Qualche volta chiede un bacio. Quando le chiede un bacio strizza gli occhi e rimane col naso stretto.

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