Appunti di lettura del romanzo La più amata di Teresa Ciabatti.
La scrittura non si regge da sola. Provate a prendere una pagina a caso, leggerla, non ha presa. Difficile antologizzare. È necessario andare indietro o avanti, perché ciò che vale non è la SCRITTURA, ma la storia. La SCRITTURA, cioè la qualità delle immagini che la scrittura dipinge sono insipide e nominali (volutamente). Ma c’è un rapidissimo flusso narrativo, ovvero una storia che non distrae. Se il romanzo ha qualcosa che lo fa leggere, questa è la storia e un senso continuo di disillusione. La disillusione, e quindi un certo distacco emotivo dalla vita: e questo colora la storia di nero.
È un romanzo nero.

“I tre anni di medie sono un crescendo di divieti: niente uscite con le amiche, né feste di compleanno. Io a Port’Ercole vado a scuola, fine. Il motivo è che mamma e papà si sono resi conto, o qualcuno glielo ha detto, che nella scuola sul mare i ragazzi sono svegli: sesso, droga, gira anche la droga, Renzo! Li sento discutere: abbiamo sbagliato a mandarla laggiù, dobbiamo salvarla. Solo che io non voglio essere salvata, io voglio rimanere nella scuola sulla collina, con gli amici che mi amano, e il mare, e gli scoiattoli. Sono felice, mamma, papà, per la prima volta in vita mia, piango tragica, sono una donna felice.”