Cimitero

«Io, vede», disse una volta, «non ho mai capito perché i morti debbano essere tenuti segregati dai vivi come usa da noi, che per visitarli, a momenti, ci vuole il permesso come nelle prigioni. Napoleone fu un grand’uomo, senza dubbio, perché impose all’Europa, ed anche all’Italia attraverso la nostra Cisalpina, le conquiste della Rivoluzione. Quanto al suo famoso editto sui cimiteri, però, resto della stessa opinione dell’autore dei Sepolcri. A me piacerebbe essere sepolta qui, per esempio, in questo bel prato, con tutto attorno questo continuo rumore di vita. A costo», e rise, “a costo di venire scomunicata. Ma è vero», aggiunse subito, «che a parte qualche anno di galera, qualche altro di confino, e adesso di libertà vigilata, io non ho mai fatto niente di abbastanza importante per meritarmi una tomba fra gli illustri, sia pure eretici, della nostra città. Non ho preso neppure le botte, si figuri. Con me i fascisti furono più delicati […]».

Giorgio Bassani, Gli ultimi anni di Clelia Trotti, 1955

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