Non una parola
ho udito di felicità,
emozioni invece e commozioni
tante, spente allo girare
dei venti.
Il punto tuo nel mondo
di parole di gente
indifferente
che naviga ferma
e osserva terre lontane
di vite vicine,
il punto tuo
del mondo nostro
la sola coscienza sa
dove sia,
sbandata da marosi di desideri
che appartengono
come l’aria appartiene a tutti e tutti
potrebbero inquinarla …
il punto fermo
sei tu.
Resisti.
Sdraiato sulla poltrona
l’assistente bianca e mascherata
mi porse un bicchiere di plastica,
-Faccia uno sciacquo – mi disse,
e preparò gli strumenti da cavadenti.
Il dentista inoculò il fluido anestetico
nella regione guasta
ma un crac ha risvegliato tutto
dopo tanto accanimento, un crac ha rivelato tutto
dopo tanto lungo intorpidimento,
per i dolci occhi dell’assistente
sorridente.
Il tuo mondo orizzontale – ho letto –
è fatto di amici, cugini,
il boccale di birra,
metafora d’intimità,
e non sapete, voi che ascoltate, e
lo saprete presto,
che è un’ottusa
scenografia teatrale
di alberi finti
di cartone,
ma la pietra
quando cade
cade
e riposa
senza pagare ticket.
Il quadro di nessuno
i fiori a qualcuno
una rosa come una lettera in prosa,
il divano e i giochi grandi per bimbi
cui regalare consumi e abbracci
e le buone maniere del
protocollo familiare
convenzionale
della gioia e dell’amore
che si deve
che si dà
per avere
quel che sarà.
Ho camminato
senza fermarmi,
chissà perché?
La mia casa sempre lì
ha aspettato,
e tardi
al solito appuntamento
sono arrivato.
Il vetro appannato
e tu parli,
sciogli l’equivalenza,
e io scorgo
una trasparenza
sopra la plancia,
un’assenza
d’alito nemico.
Tra di noi
qualcuno vorrebbe
fare l’attore
sul palcoscenico
dei sentimenti.
Alla fine del terzo atto
si torna tutti a casa.