Virgilio, Aeneis, IX, vv. 122-158

marzo 31, 2017

(traduzione)

Stupirono nell’animo i Rutuli, atterrì Messapo stesso, i cavalli imbizzarriti, anche il roco fiume rallenta il corso risuonando, e il Tevere ritira l’umido piede dal mare.
Ma all’audace Turno non crolla la certezza della vittoria; ancor più esorta a parole gli animi, alza la voce più alta:
“Questi prodigi sono rivolti contro i Troiani. A questi Iuppiter, lo stesso Iddio, ha strappato il consueto aiuto: non servono i dardi e i fuochi dei Rutuli. Dunque il mare è impervio ai Troiani, non c’é più speranza di fuga: è stata vietata  a loro una parte del mondo intera; la terra invece è nelle nostre mani, e i popoli italici portano tante migliaia di armi. Non mi atterriscono i reponsi fatali degli dei, anche se i Frigi ne ostentano qualcuno a proprio favore: abbastanza è stato dato ai fati e a Venere: il fatto che i Troiani abbiano toccato i campi della fertile Ausonia, per esempio. Leggi il seguito di questo post »


Tacito, Historiae, III, 2.

marzo 29, 2017

(traduzione)

A questo punto Antonio Primo (lui era un acerrimo sostenitore della guerra) fece un discorso per dimostrare che affrettarsi sarebbe stato per loro stessi utile, dannoso per Vitellio. I vincitori infatti avevano guadagnato più in pigrizia che in fiducia; e infatti neanche nell’accampamento erano pronti alla battaglia: oziosi per i municipi di tutt’Italia, solo chi l’ospitava doveva temerli, quanto più avessero precedentemente condotto un’esistenza dura, tanto più si erano dissetati avidamente con insoliti piaceri. Rammolliti anche dal Circo, dal teatro e dalle amenità di Roma, oppure spossati per le malattie; eppure, concesso loro del tempo, anche a questi sarebbe tornata la forza per meditare la guerra; non lontana la Germania, donde le forze; Leggi il seguito di questo post »