Virgilio, Aeneis, IX, vv. 122-158

(traduzione)

Stupirono nell’animo i Rutuli, atterrì Messapo stesso, i cavalli imbizzarriti, anche il roco fiume rallenta il corso risuonando, e il Tevere ritira l’umido piede dal mare.
Ma all’audace Turno non crolla la certezza della vittoria; ancor più esorta a parole gli animi, alza la voce più alta:
“Questi prodigi sono rivolti contro i Troiani. A questi Iuppiter, lo stesso Iddio, ha strappato il consueto aiuto: non servono i dardi e i fuochi dei Rutuli. Dunque il mare è impervio ai Troiani, non c’é più speranza di fuga: è stata vietata  a loro una parte del mondo intera; la terra invece è nelle nostre mani, e i popoli italici portano tante migliaia di armi. Non mi atterriscono i reponsi fatali degli dei, anche se i Frigi ne ostentano qualcuno a proprio favore: abbastanza è stato dato ai fati e a Venere: il fatto che i Troiani abbiano toccato i campi della fertile Ausonia, per esempio. Ci sono al contrario fati a me favorevoli. Poiché mi è stata strappata la sposa, è giusto annientare un popolo scellerato col ferro; non toccò questo dolore solamente gli Atridi e non ai soli  Micenei è lecito armarsi. – Ma sarebbe sufficiente essere stati annientati una volta sola: sarebbe stata sufficiente la consapevolezza di aver sbagliato per quanti hanno odiato profondamente tutto il genere femmineo. In questi è fede in un vallo posto in mezzo. L’indugio di un fossato  piccolo confine alla morte rincuora gli animi; ma non hanno visto le mura di Troia fabbricate dalla mano di Nettuno affondare nel fuoco?
Ma voi, uomini scelti, chi si prepara a solcare il vallo e irrompere con me nell’accampamento trepidante? Contro i Troiani non c’è bisogno delle armi di Vulcano, neanche di mille navi. Si aggiungano pure tutti gli alleati etruschi; non temano i Troiani la notte e il facile furto del Palladio, uccisi dappertutto i custodi della rocca; non siamo nascosti nel cieco ventre del cavallo: col giorno, apertamente, è certo che le mura siano  avvolte nel fuoco; non riferiscano che siano di fronte a loro Dànai o fanciulli pelasgi, che Ettore fermò per dieci anni.  Ora, poiché la parte migliore del giorno è andata, in ciò che ne resta, lieti per le cose ben fatte, abbiate cura del corpo, uomini, e attendete che la battaglia sia pianificata.

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