
Le principali tematiche del romanzo sono innanzitutto la pervasività della tecnologia: essa fagocita i sensi, plasma il cervello, incapsula il protagonista Samuel in una dimensione altra, in cui l’umanità si smaterializza. Da qui il tema della vaporizzazione della realtà in voci e immagini: l’esperienza umana si radicalizza oltre il corpo, fino a degradarsi o illuminarsi senza il corpo.
2056 (edito da Ensemble, 2025) è dunque un romanzo distopico, quasi nella forma di un grottesco videogame esistenzialista.
Dal vulcano al vuoto
Spesso, quando leggo un romanzo, associo come segnalibro una fotografia scattata da me: scelgo un’immagine a caso o mi lascio guidare da un presentimento che la trama risveglia.
Per 2056, ho scelto una foto del 2023, nell’estate in cui il nostro vulcano, l’Etna, era più attivo del solito. Era un’estate accecata dal caldo e da continue piogge di cenere vulcanica. La foto ritrae un paesaggio urbano di periferia: una casa popolare, un capannone, un tetto; in primo piano una roulotte. Intorno, campagna rada, arbusti, la zona di confine tra l’urbanizzato e il lasciato andare.
Ma metà immagine è cielo: un cielo pesante e grigio, non nuvoloso ma opaco, quel grigio da fine del mondo che grava su certe giornate estive in cui l’azzurro è velato da un’immensa coltre di nulla.
Guardando poi la foto al computer, notai che il cielo era punteggiato di piccole chiazze nere, come meteoriti in caduta: una pioggia nucleare. Nulla di ciò avevo visto al momento dello scatto: eppure era lì, invisibile. La cenere vulcanica depositata sull’obbiettivo aveva prodotto un effetto apocalittico. La foto in bianco e nero restituisce un mondo nel suo disfarsi, un senso di fine.
(altro…)
