
L’ultimo componimento della silloge potrebbe offrirci una possibile chiave di lettura dell’opera che si colloca in continuità coi lavori precedenti della poetessa: il ricordo di un’età – chiamiamola antica – serve da uncino, arpione, quando il mondo va nella direzione opposta. Il ricordo però è inzuppato di qualcosa di inconsolabile. Scrive la poetessa: io sto / da adulta insonne / circondata da arredi / sempiterni (segue un piccolo elenco alla Gozzano). E poi: Tutto è qui dentro / tutto è stato / sempre /…/ … anima senza pace. Il finale è sconsolato: Anche senza guardarlo / tutto quello che adesso chiami “mondo” / ti sopravviverà. Il Commiato avviene nella stanza della casa del paese, ricordando un lutto familiare. La poetessa reduce; la poesia nasce dalla consapevolezza – che bussa sordamente – di una perdita. Pesca parole e immagini da un’epoca in cui le cose erano intatte, torbide chiassose ma intatte. In Quello che chiami mondo (il tu allocutorio rivolto alla sorella ma anche al proprio doppio) ti sopravviverà. Dormi tranquilla anima senza pace: sembra che vi sia un duplice augurio; pace e conciliazione col mondo che continua a vivere dopo lo svelamento. Da questo componimento funebre è possibile trovare una postura poetica: lo sguardo di Orfeo, quando il presente è stanchezza, palude.
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