Da Tacito alla Ortese, passando da Nievo

18 aprile 2021

Sulla letteratura equina 

Il celebre poeta di età augustea nato in quella che oggi sarebbe la profonda e abbandonata provincia interna meridionale, il poeta di Venosa, Quinto Orazio Flacco, alla fine della vita scrisse una lettera, la terza del secondo libro delle Epistole, denominata da Quintiliano Ars poetica. 

L’Ars poetica è un manuale in versi di scrittura. Tra le tante cose delinea quelle che dovrebbero essere le caratteristiche dei personaggi di un’opera in base all’età. Delinea gli attributi del tipo puer, adulescens, vir e senex. Quindi, ed è questo che ci interessa, chiediamoci quali siano le caratteristiche del tipo adulescens. Com’era un giovane di non più di sedici anni al tempo dei romani?

L’adulescens (cfr. vv. 153 – 165)  è imberbe, cade (cereus) facilmente nel vizio, è insofferente verso chi lo riprende (asper monitoribus), non si dà cura del futuro, getta via i soldi (prodigus), ha manie di grandezza, si appassiona facilmente, anche se con altrettanta facilità tralascia ciò che ama e poi … (ci siamo) gaudet equis canibusque. Si diverte della compagnia dei cani e dei cavalli, e quindi presumibilmente trae piacere da questi animali, come fossero entrambi animali domestici, e certamente, nello specifico, con i cani va a caccia e con i cavalli va al galoppo.

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Il salto del cavallo

25 dicembre 2020

Mi sono imbattuto in questi giorni in un racconto di Massimo Bontempelli, scritto nel 1940, dal titolo le Ali dell’Ippogrifo. Ruggiero, famoso paladino già nel Orlando furioso, cavalca l’Ippogrifo, o meglio è l’Ippogrifo, quadrupede augello con testa e ali d’aquila, che trasporta Ruggiero nelle superne sfere celesti. Ruggiero trasportato in cielo a piacere dell’Ippogrifo osserva dall’alto le terre emerse e l’oceano, finché non scorge un’isola. Parla col cavallo alato, pregandolo di terminare il volo sull’isola, che sembrerebbe abitata e anche ospitale. Allora l’Ippogrifo inizialmente fa di testa sua, cioè passa oltre, poi, soggiogato dalle carezze e dalle parole del padrone, volteggiando si abbassa di quota, raggiunge la terra. Ed ecco che gli abitanti non sono per nulla meravigliati nel vedere un animale volante, tanto sono impegnati nelle loro ripetitive faccende quotidiane. Solo una persona, solo una donna, strappa un ramo frondoso da una pianta, e incomincia a fare segni, e saluta da lontano. 

Questa donna dimenticherà le abitudini dell’isola, si legherà affettivamente a Ruggiero, e insieme cavalcheranno per le vie del cielo, finché una notte, l’uomo, volendo ritornare in patria, monta sull’Ippogrifo e abbandona la donna, la quale, esclusa dalla comunità in cui vive, deve fare i conti da sola col frutto dell’amore.

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