
Questa poesia di Pietro Russo (Tutte le ossa cantano la canzone d’amore, Pequod, 2024) intitolata Essere Roberto Baggio sembra riflettere sul concetto di perdita e redenzione, attraverso il simbolo di Roberto Baggio, una figura iconica non solo per il calcio, ma per la vulnerabilità umana che rappresenta.
L’incipit evoca l’idealizzazione di un uomo, un eroe sportivo, che poi si rivela fallibile. Roberto Baggio simboleggia la perfezione, ma anche il fallimento. La metafora della traiettoria (da Pasadena al gelo del cosmo) richiama un evento specifico, il famoso rigore: la palla che vola ben oltre la traversa della porta. Il poeta sottolinea l’impatto emotivo di quel singolo gesto sportivo. Lo scarto tra questi due mondi – la terra da cui poter volare e le regioni artiche del fallimento – amplifica il senso di smarrimento e isolamento. Sono trascorsi trent’anni da quel rigore contro il Brasile, da quell’epocale goal mancato, che ha marcato l’esperienza del calciatore Roberto Baggio, ma anche dello spettatore italiano.
Nella seconda strofa il fallimento ha un sapore provvidenziale. Abbiamo provato a cercare un significato all’assurdo – un dio che sbaglia platealmente. Il processo di crescita e accettazione viene descritto attraverso un linguaggio intimo e corporeo. Abbassare gli occhi è forse un gesto di vergogna, ma anche di umiltà e introspezione. Ci vuole equilibrio tra gravità e stelle, scrive il poeta. È un’immagine potente, indicando la tensione tra la realtà tangibile e l’aspirazione al cielo, limite e infinito. Il verso conclusivo offre un senso di speranza e conforto. La rete inviolata ci fa sentire meno soli quando siamo noi dinanzi a un bivio temendo un passo falso. La rete può essere interpretata anche come una metafora di sostegno e accettazione; oppure una promessa di salvezza – resistenza, dopo la caduta.
La poesia unisce un’immagine iconica collettiva, Baggio e quel rigore a Pasadena, a un’esperienza personale di fallimento, crescita e redenzione. Nonostante le cadute, c’è una rete – la solidarietà e la pietà – pronta a sostenerci. Il poeta, all’età di otto anni, come tanti di noi, si è immedesimato in chi ha sbagliato. Il nostro gemello, riflesso atemporale di noi stessi, ci ha insegnato come perdere nell’umiltà.
La poesia è stata letta dall’autore la sera del 26 gennaio in occasione di un reading del Centro di poesia contemporanea di Catania. Tra i partecipanti, anche i poeti Sergio Cristaldi e Davide Rondoni.
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