Nella Praefactio alle Naturales quaestiones Seneca afferma che la filosofia non si accontenta di studiare le cose visibili (non fuit oculis contenta), ma indaga chi è Dio (quid sit deus). Chi non ricerca la conoscenza, ma si compiace solo dei beni materiali (ricchezza, potere, sazietà), si comporterebbe come le formiche, anzi, in tal caso, nulla distinguerebbe le formiche dagli uomini, se non la misura del corpo (quid illis et nobis interest nisi exigui mensura corpuscoli?). Un’idea così generosa e prepotente delle facoltà razionali dell’uomo contraddice quella che è oggi la pratica quotidiana: chi tra gli uomini giornalmente si chiede razionalmente chi è Dio? La religione solitamente dice di credere in Dio, non di conoscerlo. La filosofia oggi cerca Dio? Il filosofo che vorrebbe giungere a conoscere Dio (e lo conosce), perché tale conoscenza possa renderlo impermeabile alle beghe del potere e della servitù materiale, si mostra al di sopra dell’umano comune, quindi in maniera eccezionale si fa crescere la barba, si veste, per dire, all’indiana, incrocia le gambe: ed ecco un saggio! Dio è … imitando Sgalambro, chiamerei questo filosofo, il filosofo edificante.
Interverrebbe lo scrittore di filosofia, quello che scrive che non c’è nulla di conoscibile e affermerebbe che queste cose (trovare Dio) sono tutte menzogne che non dicono la verità. Anzi questo scrittore di filosofia afferma che la verità “è il contrario di ciò che si pensa. Cioè, ogni volta che si pensa qualcosa, ebbene, la verità è il contrario”; “la verità eterna sta solo nell’intenzione, quindi nell’edificante” (Sgalambro).
Nell’episodio di Eurialo e Niso (Eneide, IX, 174 e seg.), Niso inizia questo discorso: Nisus ait Dine hunc ardorem mentibus addunt, /Euryale, an sua cuique deus fit dira cupido. Niso vorrebbe raggiungere Enea e nel frattempo ammazzare il maggior numero di nemici mentre questi dormono sereni nel proprio accampamento. È un’impresa difficile, c’è odore di sangue e di gloria. È un’azione un po’ vigliacca, se ci si pensa: uccidere il nemico mentre dorme. Il coraggio è nell’essere accorti e silenziosi. Niso si veste di “buone intenzioni”: uccidere di notte perché forse è un Dio (la necessità e l’ordine superiore) che mi ha fatto venire quest’idea; ma dentro di sé un’altra voce borbotta, la voce del filosofo contemporaneo che dice: fai della tua sete di sangue una divinità. Il Dio di Seneca, la verità eterna, si è capovolta nella verità del filosofo e ogni filosofo (cioè chiunque pensi con la propria testa ed elabora idee sul mondo) ama la propria filosofia come ama la propria donna (cit.). In tutto questo, nel perseguire la verità eterna, i terroristi islamici sono la lunga mano operante del filosofo edificante, e nel caso specifico di un teologo della morte e “rinascita”; ma talvolta (non posso pensare che chi si faccia esplodere non abbia mai avuto in sé una fiammella di dubbio) sono un po’ filosofi moderni e si chiedono se tutta questa faccenda di dio non sia solo frutto di dira cupido: poi si vestono di “buone intenzioni” (un’idea di mondo e di dio), ma agiscono facendo molto male. Per loro non c’è la paralisi, e non si realizza il principio socratico per cui chi conosce la giustizia non può mai diffondere ingiustizia.

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