Kafka e Boccaccio

17 marzo 2018

Boccaccio, la novella di Rinaldo D’Este, seconda giornata. Rinaldo, mercante devoto a san Giuliano, è derubato. Di notte trova riparo sotto la sporgenza di una casa. Non può entrare dentro le mura del castello. Il ponte levatoio è chiuso. Fuori c’è freddo, nevica. Trema Rinaldo, è malmesso. I gemiti di sofferenza sono uditi da una donna rimasta sola in casa. Mossa da umanità e desiderio, decide di dare ospitalità all’uomo. Offre un bagno caldo, la cena e la propria persona (“la donna, che tutta d’amoroso disio ardeva …”). Leggi il seguito di questo post »


Sesso e apocalisse a Istanbul

4 marzo 2018

downloadL’ho trovato nello scaffale dedicato alla narrativa erotica. Apocalisse e sesso a Istanbul, di Giuseppe Conte. Una storia in cui la biografia, chiamiamola così, di un ragazzo arruolato nell’Isis, incontra la narrazione di un rapporto sentimentale tra i due protagonisti, un ex libraio e una donna sposata. La temperatura della narrazione si alza per i contenuti esplicitamente erotici. Terrorismo e sessualità, gli ingredienti del romanzo. Se Michel Houellebecq (scrittore francese dichiaratamente citato dall’autore) avrebbe, come solitamente fa, aggiunto un discorso politico e sociale di ampio respiro, Conte crea un contrasto tra un fanatismo religioso e criminale, che tuttavia nasconde il desiderio di un riscatto e la realizzazione di una idealità; e il torpore miscredente e materialista della società occidentale. Leggi il seguito di questo post »


Il cuore di Archiloco.

28 agosto 2017

Come essere un guerriero nella vita? Uno che non abbassa mai la testa, e che dice le cose a voce alta. Uno che si fa sentire anche nella confusione, e che difende i propri valori.

Combattere per qualcosa è un imperativo esistenziale. Nessuno ti è amico o alleato: tutti sono nemici. Senza attendere parole di conforto o incoraggiamento, si prende la spada e lo scudo, e si avanza in territorio sconosciuto. Non fidarsi mai. Strappare spazio vitale al nemico. Sopravvivere, non ascoltare pregiudizi. Rigenerarsi dagli errori. Avere sempre una mèta da raggiungere, infierire contro chi si oppone, moderarsi nella gioia. Vendicarsi. Non lasciare dietro di sè traccia di debolezza o sentimentalismo. Unire i simili, separare i dissimili. Uccidere. Bere. Amare con violenza. Scrivere ciò che si è agli occhi degli altri. Leggi il seguito di questo post »


La poesia o l’arte della menzogna.

25 agosto 2017

IMG_0213Le Muse, confessa Esiodo, gli sono apparse, come sulla via per Damasco, e hanno così parlato:
“O pastori, cui la campagna è casa, mala genia, solo ventre; noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero, ma sappiamo anche, quando vogliamo, il vero cantare”. E le Muse trasformano Esiodo da semplice pastore in poeta della verità, un Paolo di Tarso ante litteram, donandogli un ramo d’alloro fiorito (Teogonia, vv. 25 e seg.).

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Le buone intenzioni del filosofo

3 maggio 2017

urlNella Praefactio alle Naturales quaestiones Seneca afferma che la filosofia non si accontenta di studiare le cose visibili (non fuit oculis contenta), ma indaga chi è Dio (quid sit deus). Chi non ricerca la conoscenza, ma si compiace solo dei beni materiali (ricchezza, potere, sazietà), si comporterebbe come le formiche, anzi, in tal caso, nulla distinguerebbe le formiche dagli uomini, se non la misura del corpo (quid illis et nobis interest nisi exigui mensura corpuscoli?). Un’idea così generosa e prepotente delle facoltà razionali dell’uomo contraddice quella che è oggi la pratica quotidiana: chi tra gli uomini giornalmente si chiede razionalmente chi è Dio? La religione solitamente dice di credere in Dio, non di conoscerlo. La filosofia oggi cerca Dio? Il filosofo che vorrebbe giungere a conoscere Dio (e lo conosce), perché tale conoscenza possa renderlo impermeabile alle beghe del potere e della servitù materiale, si mostra al di sopra dell’umano comune, quindi in maniera eccezionale si fa crescere la barba, si veste, per dire, all’indiana, incrocia le gambe: ed ecco un saggio! Dio è … imitando Sgalambro, chiamerei questo filosofo, il filosofo edificante. Leggi il seguito di questo post »


De disputatione litteraturae (sulla letteratura di serie A e di serie B)

11 aprile 2017

urlE dopo? Se qualche scrittore scrive frasi fatte, e c’è qualcun altro che nelle frasi fatte si rivede e si specchia, non credi che quella scrittura assolva un compito? Che abbia una funzione? Se ci sono 1,5 milioni di visualizzazioni per un solo pianoforte, non credi che chi ascolta quella musica non ne sia soddisfatto? Non è grande musica, non è grande letteratura, eppure quelle cose lì svolgono una funzione artistica innegabile. Tacciare di incompetenza chi ascolta o legge prodotti di serie B è cosa poco intelligente. Chi ascolta Pincopallo afferma lui stesso di essere un incompetente: e l’incompetenza non è un limite per leggere o ascoltare musica. L’arte non deve necessariamente rivolgersi ai competenti, anzi. Oggi siamo immersi in prodotti per incompetenti, e l’incompetenza è politica. Ribaltamento dei valori? Non c’entrano i valori. Nel momento in cui parliamo di valori (qualcosa uguale per tutti), parliamo di una società già vecchia. Esistono fasce di popolazione, che slittano nel tempo tra i prodotti culturali merce, dal basso a poco a poco verso l’alto, oppure rimangono sempre al piano terra. Ma anche il piano terra, per chi non conosce il grattacielo o soffre di vertigine, ha una sua funzionalità. Il raro e il raffinato, tutto ciò che ha un costo in gioielleria, necessita di qualcuno che possa acquistarlo, e fuor di metafora, chi può acquistare Horcynus Orca? Chi potrebbe acquistare La montagna magica? Con i mezzi di diffusione di massa si riesce a far acquistare a furia di parlarne un malloppazzo indigeribile pseudo-geniale come Infinite Jest, che non rimane nelle classifiche per più di mezza settimana!

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Fiore

22 marzo 2017

IMG_3922-1Chissà da quanto tempo non vengono aperte queste imposte? Dentro è buio ancora, e fuori le ore hanno infuriato. Come un volto trasformato dagli anni, segnato da rughe; un corpo inclinato dalla malattia: le ossa lentamente si sono inclinate, la tessitura muscolare si sforza a mantenere diritta la struttura. Ma accanto a questo lento declino c’è un fiore spontaneo, che vorrebbe addolcire la rovina, e ferma il tempo, e pronuncia il suo per sempre.


Aeneis, IX, vv.1-30

19 marzo 2017

IMG_0124La faccio lunga, tanto è l’ora del pensieri notturni, un pensiero un po’strapalato forse, ma lo metto qui, ad uso e consumo di chi vuole. Leggo Virgilio. Turno è stato raggiunto da Iride, inviata da Giunone. Iride lo sprona affinché assalga, in assenza di Enea, l’accampamento troiano.
Turno quindi, dinanzi all’apparizione prodigiosa della divinità, decide di attaccare il nemico. Sequor omina tanta, quisquis in arma vocas, questa la motivazione della sua scelta. Dopo di ciò attinge con entrambe le mani dell’acqua corrente del fiume, vicino Ardea, di cui era re, e pronuncia i voti agli dei. La scena termina con la brevissima descrizione dell’esercito in marcia, e la similitudine del verso 30 e seguenti (l’esercito nel muoversi ricorda l’impeto del fiume Gange alimentato dai suoi sette affluenti, o il fiume Nilo che, dopo aver straripato, ritorna nell’alveo).
Questi primi trenta versi del libro IX dell’Eneide mi hanno spinto a una mezza riflessione. Spesso per quanto nella vita si possa scegliere con logica e consapevolezza, capita che i fattori non presi in considerazione risultino più decisivi. E qualche volta, pur avendo preso tutte le precauzioni, è il caso o la fortuna a decidere per noi. Non sempre, ma qualche volta, e soprattutto quando non possiamo avere tutto sotto controllo, come fossimo in battaglia. E altre volte, una scelta fatta per passione e irrazionalità, risulta più vincente rispetto a quella razionale e ponderata. Turno lo sa, sa che ogni scelta ha un margine di errore, e che l’unico modo per essere sicuri di aver scelto bene è seguire l’irrazionale. Se qualcosa di misterioso e di irrazionale mi smuove e dà la forza per mettere su un esercito, allora è arrivato il momento di scegliere.
Certo, Turno morirà. Ma non è importante questo. Poteva vincere. Il duello finale con Enea deciderà il destino di Roma. Ma ciò che mi interessa sottolineare è il fatto che la scelta della guerra sia stata fatta perché Turno è stato convinto da un prodigio, l’apparizione di Iride, appunto. Senza prodigio, egli non si sarebbe mosso. Sarebbe stato meglio, direbbe qualcuno. No, perché non sarebbe stato Turno e io non potrei ricordarlo. Essere il nemico dell’eroe principale, anche questo è un privilegio.
Il prodigio (omen) smuove Turno; il prodigio, un’altra apparizione smuoverà Paolo di Tarso; quanti prodigi o meglio convinzioni tutte soggettive e scientificamente indimostrabili smuovono le persone a progettare e realizzare i propri sogni? Sequor omina tanta, quisquis in arma vocas …


Leopardi, sulla bellezza.

9 febbraio 2016

Leggo il p. 1318 dallo Zibaldone. Leopardi non definisce cosa sia la “bellezza”, (probabilmente l’avrà già fatto o non lo farà mai) bensì afferma che “intorno al giudizio del bello, non opera tanto l’assuefazione, quanto l’opinione”. In breve, un libro, una donna, un quadro, una poesia è giudicata tanto più bella quanto maggiore è la sua notorietà. Dal giudizio all’assuefazione, il passo è breve. Per dimostrare quanto affermato Leopardi chiama in causa l’esperienza quotidiana: “Chi non sa che una bellezza mediocre, ci par grande s’ella ha gran fama?”. Poi parla degli scrittori e dice: “il formare il gusto, in grandissima parte non è altro che il contrarre un’opinione… se tu cambi opinione, ecco che quella stessa opera ti dà sommo piacere, e ci trovi infinite bellezze di cui prima sospettavi.”

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a morte il postmoderno

8 febbraio 2016

Tu che fai cose, per cui la volontà è innocente e vittima; tu che desideri cose che non sono mai state al mondo, cose di uomini; tu che lavori in un centro commerciale e incassi la tua percentuale di pane quotidiano; tu che la mattina ti vesti da professoressa e impartisci la preghiera laica dei manuali e delle tabelline, per non credere a nulla e non sapere niente al di fuori del vano; tu che sorridi per strada e vorresti aprire una porta alla vita, dentro la vita di qualcun altro; tu che cambi amici come se cambiassi i calzini d’inverno, pur mantenendo fede nominale all’amico di sempre, se amica fosse, sarebbero due piccioni con una fava; tu che suoni dentro i teatri capolavoro e intendi per esperienza cosa sia musica e cosa rumore, che significhi avere udito oppure essere sordi per cerume addensato; tu che pubblichi libri, fai l’editore, Leggi il seguito di questo post »