Essere ‘contro’

giugno 18, 2019


La via della salvezza non è tracciata dal sistema di potere (burocrazia e discorso pubblico), così come delegare la propria vita al potere dell’istinto, sarebbe un errore imperdonabile. La ragione filtra gli impulsi, così come dovrebbe filtrare i messaggi che il potere economico invia. Le democrazie occidentali sono immerse in un pantano di imperativi e consuetudini, che sono oggetto di dibattito quotidiano. Tutte cose che occupano spazio nella casa dei sentimenti e del pensiero, e non parlano al nostro essere al mondo se non per riflesso. Perché la via per la salvezza personale si attuerà in una condizione che si sarà conquistata in solitudine, quando le voci della società saranno spente, e si ascolterà la verità del silenzio.

In due la felicità sarebbe perfetta, ma si potrebbe essere già in troppi. La posizione in cui si pone chi riconosce la via della salvezza, è quella del separato dalla società, come si può essere separati da una moglie o un marito geloso. E nei loro confronti si pronuncia un discorso ‘contro’. L’invettiva, in certi casi. L’interesse della società è il funzionamento della macchina burocratica e il benessere materiale del corpo sociale; viceversa, l’interesse, il fine ultimo dell’individuo, è di ordine morale. Anche quando il bene morale, ovvero ciò che conduce alla felicità, è riposto in un bene materiale, il risultato ultimo si misura con un elettrocardiogramma dell’anima. Nel cuore è il nostro tesoro. Essere ‘contro’ una felicità pubblica e condivisa è presupposto per l’emancipazione del ‘cuore’: per riconnetterci con le viscere (le radici) della nostra personalità. Presupposto per dare a Dio ciò che è di Dio, e a Cesare una saggia e totale indifferenza emotiva nella compilazione della dichiarazione dei redditi.

Divina Commedia, Purgatorio, Canto XXII. Publio Papinio Stazio dialoga con Virgilio. Dante ascolta in silenzio, come può ascoltare uno studente. Stazio, a differenza di Virgilio, non è confinato nel limbo, ma si salverà. Sconta l’essere stato prodigo in vita, uno spendaccione, ma si è pentito in tempo. A salvarlo sono stati i versi di Virgilio.

Per te poeta fui, per te cristiano

Vissuto al tempo di Domiziano, secondo la ricostruzione di Dante, Stazio si avvicinò al fermento della religione di san Paolo, già diffusa tra le donne della corte dell’imperatore, anche se questi, negli ultimi anni del suo impero, ne avviò la persecuzione. 
Stazio afferma … ebb’io battesmo; /ma per paura chiuso cristiano fu’ mi, / lungamente mostrando paganesmo. La lettura, la poesia, lo studio, l’adesione ai valori della minoranza lo hanno salvato. É stato ‘contro’.

Le mode, politiche e culturali incrementano il benessere materiale, pur persuadendo a falsi convincimenti spirituali. Al mutare del vento però cambieranno anche le idee e i sentimenti. 


La poesia o l’arte della menzogna.

agosto 25, 2017

IMG_0213Le Muse, confessa Esiodo, gli sono apparse, come sulla via per Damasco, e hanno così parlato:
“O pastori, cui la campagna è casa, mala genia, solo ventre; noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero, ma sappiamo anche, quando vogliamo, il vero cantare”. E le Muse trasformano Esiodo da semplice pastore in poeta della verità, un Paolo di Tarso ante litteram, donandogli un ramo d’alloro fiorito (Teogonia, vv. 25 e seg.).

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Qual è la gioia più grande per gli uomini?

agosto 23, 2017

In un opuscolo in greco antico datato nel II secolo d. C.IMG_0212 la tradizione manoscritta ha tramandato un testo anonimo, che narra della genealogia di Esiodo e di Omero, e di una loro gara poetica, un Certame svoltosi a Calcide, nell’Eubea, in occasione delle gare bandite per la morte di Anfidamante.
Il testo in poesia narra le varie fasi della gara poetica e infine l’incoronazione del vincitore, che risultò essere Esiodo. Il testo si conclude infine raccontando la morte dei due poeti. Leggi il seguito di questo post »


Le buone intenzioni del filosofo

maggio 3, 2017

urlNella Praefactio alle Naturales quaestiones Seneca afferma che la filosofia non si accontenta di studiare le cose visibili (non fuit oculis contenta), ma indaga chi è Dio (quid sit deus). Chi non ricerca la conoscenza, ma si compiace solo dei beni materiali (ricchezza, potere, sazietà), si comporterebbe come le formiche, anzi, in tal caso, nulla distinguerebbe le formiche dagli uomini, se non la misura del corpo (quid illis et nobis interest nisi exigui mensura corpuscoli?). Un’idea così generosa e prepotente delle facoltà razionali dell’uomo contraddice quella che è oggi la pratica quotidiana: chi tra gli uomini giornalmente si chiede razionalmente chi è Dio? La religione solitamente dice di credere in Dio, non di conoscerlo. La filosofia oggi cerca Dio? Il filosofo che vorrebbe giungere a conoscere Dio (e lo conosce), perché tale conoscenza possa renderlo impermeabile alle beghe del potere e della servitù materiale, si mostra al di sopra dell’umano comune, quindi in maniera eccezionale si fa crescere la barba, si veste, per dire, all’indiana, incrocia le gambe: ed ecco un saggio! Dio è … imitando Sgalambro, chiamerei questo filosofo, il filosofo edificante. Leggi il seguito di questo post »


De disputatione litteraturae (sulla letteratura di serie A e di serie B)

aprile 11, 2017

urlE dopo? Se qualche scrittore scrive frasi fatte, e c’è qualcun altro che nelle frasi fatte si rivede e si specchia, non credi che quella scrittura assolva un compito? Che abbia una funzione? Se ci sono 1,5 milioni di visualizzazioni per un solo pianoforte, non credi che chi ascolta quella musica non ne sia soddisfatto? Non è grande musica, non è grande letteratura, eppure quelle cose lì svolgono una funzione artistica innegabile. Tacciare di incompetenza chi ascolta o legge prodotti di serie B è cosa poco intelligente. Chi ascolta Pincopallo afferma lui stesso di essere un incompetente: e l’incompetenza non è un limite per leggere o ascoltare musica. L’arte non deve necessariamente rivolgersi ai competenti, anzi. Oggi siamo immersi in prodotti per incompetenti, e l’incompetenza è politica. Ribaltamento dei valori? Non c’entrano i valori. Nel momento in cui parliamo di valori (qualcosa uguale per tutti), parliamo di una società già vecchia. Esistono fasce di popolazione, che slittano nel tempo tra i prodotti culturali merce, dal basso a poco a poco verso l’alto, oppure rimangono sempre al piano terra. Ma anche il piano terra, per chi non conosce il grattacielo o soffre di vertigine, ha una sua funzionalità. Il raro e il raffinato, tutto ciò che ha un costo in gioielleria, necessita di qualcuno che possa acquistarlo, e fuor di metafora, chi può acquistare Horcynus Orca? Chi potrebbe acquistare La montagna magica? Con i mezzi di diffusione di massa si riesce a far acquistare a furia di parlarne un malloppazzo indigeribile pseudo-geniale come Infinite Jest, che non rimane nelle classifiche per più di mezza settimana!

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Una storia vera (1)

maggio 1, 2016

di Giulia F.

 Non giudicatemi, ho cercato di essere me stessa e non è stato facile. Da piccola sono stata una bambina silenziosa, per questo ero messa da parte dai miei compagni. Non mi cercava nessuno, ero solo un intralcio. I bambini sanno essere spietati e cattivi, mi nascondevano il diario di scuola e lo ritrovavo dentro l’armadietto dei libri, in bagno oppure sotto l’albero del cortile. Ogni volta che la maestra faceva il dettato, io non trovavo le penne, chiedevo che qualcuno me ne prestasse una nera o blu, anche smanciata nel tappo, consumata, ma nessuno mi voleva bene. La maestra mi rimproverava, avevo tentato di spiegare il mio problema con tanta timidezza come un uccellino impaurito dentro la gabbia, ma neanche lei mi ascoltava, credeva che fingessi. E un giorno provai a parlare con la preside, una signora grande, che vestiva sempre di bianco. – Preside mi rubano sempre le penne e il diario – denunciavo. – chi sono questi compagni cattivi? Leggi il seguito di questo post »


cima innevata

novembre 17, 2013

Che si legge così in volata tagliando traguardi firmati da saputelli, che il panettiere ha sfornato le solite forme di bene quotidiano, per solleticare voglie di chiunque: osservatori dell’esistenza dalla specola del commercio dei pensieri in carta riciclata. Certi polmoni farebbero bene a respirarne l’aria di montagna, tra il carpino e la robinia, anziché scendere di cima in palude, dove la densità dell’aria e i miasmi inducono a crisi d’asma e miopia d’urgenza chirurgica; epperò l’estate è la stagione dei bagni. In pianura c’è gente e la solitudine è solo una condizione esistenziale.