Dolone, il lupo e Schopenhauer

img_0231-1Ettore, l’eroe troiano dell’Iliade, propone un piano tutt’altro che brillante e ingegnoso: “Io darò un carro e due cavalli superbi a colui che oserà avvicinarsi alle navi e vedere se le custodiscono i Danai o se pensano alla fuga …” I Troiani rimangono muti, in silenzio. Nessuno risponde all’appello di Ettore: avvicinarsi al campo di Agamennone sarebbe un’impresa troppo pericolosa, nonostante la ricompensa.

Eppure uno sciocco, un giovane stupido e coraggioso si trova sempre, uno che è pronto a prendere su di sé un’impresa organizzata male. Si tratta del figlio del ricco e nobile Eumede, unico figlio maschio tra cinque sorelle. Egli è un abile corridore, ma d’aspetto brutto (particolare riferito da Omero, che potrebbe suggerire riflessioni psicologiche in relazione al celebre mascheramento). Egli farà la spia in campo nemico se Ettore avrà promesso in dono i cavalli e il carro di Achille. Ettore non esita a promettere ciò che non è suo e non potrà mai diventarlo. A Ettore non sembra vero che ci sia qualcuno pronto a vendere la pelle per ‘nulla’. Ettore sarebbe stato un vero capo se avesse aperto gli occhi al suo giovane ardimentoso, mettendolo in guardia dei pericoli. Invece lo gonfia di vanagloria. E una vana promessa è ciò che rimane per trovare volontari nell’impresa. Ettore, il capo dei troiani, si sente furbo, ma è stolto; crede di poter giocare con l’ambizione, e illude (Avrai i cavalli di Achille): il coraggio è tutto nel gesto, nel sogno di gloria, vano e stupido, alla prova con la realtà.Ed ecco che lo stupido Dolone, così si chiama il figlio di Eumede, si veste per la sua grande impresa, e si maschera da lupo, “indossò la pelle di un lupo grigio, sulla testa pose un berretto di pelle di martora”. Crede che la vita sia una carnevalata, e basta fingersi qualcun altro (fingersi veloce, cauto e feroce come un lupo) per ottenere il successo. No, Atena, la saggia Atena, non abita nel campo dei Teucri.

Ci vuole esperienza, saggezza, prudenza. Dolone è stupido. Lo stupido, scrive Schopenhauer, crede facilmente alla magia e ai miracoli, e, aggiungo io, vorrebbe fare il lupo senza possederne intuito e natura. Dolone fa la sua mascherata, così ben ridicolizzata da Euripide in Reso, vv. 200 e seguenti. Dolone: ‘Mi metterò sulle spalle una pelle di lupo, e sulla testa avrò le fauci aperte d’una belva, adatterò il mio passo alle mani, membro a membro, imitando l’incedere quadrupede d’un lupo che al nemico si sottrae. M’accosterò alla fossa e alle trincee delle navi, incedendo negli spazi deserti sui due piedi: ecco l’inganno”. Lo stupido promette anche la testa di Odisseo. Stupido, che ragiona in astratto, senza avere un minimo dell’intuito del guerriero, lui vissuto sempre tra donne. La mascherata termina in commedia tragica. Ulisse e Diomede scoprono Dolone ancor prima che questi giunga alle navi achee. Lo sgozzano, come una pecorella, ma prima si fanno illustrare la posizione del nemico, il campo, gli alleati. Grazie alle preziose informazioni della spia Dolone, codarda, anziché coraggiosa, stupida e non prudente, Diomede truciderà Reso, e si impossesserà della sua splendida quadriga. Tutto si capovolge, la ragione astratta, direbbe Schopenhauer, è sconfitta dall’intelletto intuitivo che sa ben cogliere la realtà fornendo alla ragione materia per sconfiggere il nemico. Ettore, un capo incapace. Reso, re dei Traci e suo alleato, a colloquio, aveva detto chiaramente quanto il troiano si dimostrasse inabile a guidare alla vittoria il suo popolo. E l’inutile sacrificio di Dolone dimostra quanto sia deleterio affidarsi a chi non sa essere prudente.

L’elogio della metamorfosi, e il diritto al revisionismo, fa parte dei nostri tempi. Stupido chi non cambia idea, si dice. E sarà pure vero: Dolone improvvisamente, con la spada di Diomede sotto la gola, spiattella i piani dei Troiani provocando la morte di dodici Traci e del loro re. Ecco il tradimento. Cambiare idea significa tradire se stessi e gli altri. Oggi, la coerenza, la fedeltà alle proprie idee, potrebbe essere giudicata testardaggine e stupidità, tanta è la varietà di modelli di comportamento e di oggetti che ruotano intorno l’esistenza di ciascuno di noi: la vita è sempre e comunque “fare esperienze” e provare, cambiare, afferrare occasioni. “fare esperienze”. E nonostante le esperienze nessuno più conosce niente, se non cose di seconda mano.

Richiamo Schopenhauer:

“Sapere è dunque conoscere astrattamente: fissare in concetti di ragione quello che prima si conosceva generalmente della vita”. Dolone, della vita non conosce nulla se non una mascherata: e la sua ragione fissa in astratto nulla di empirico, una vana illusione di gloria. Dolone muore.

La gloria del nostro millennio è promessa da una cultura pervasiva del mascheramento. Si fa finta di vivere la vita di altri. Ma alla prova dei fatti il lupo è un meschino che vende il prossimo per salvarsi il culo. Chi sgozza l’avversario è un rude furbastro che non crede mai alle notizie di seconda mano, e sfida con la ragione empirica i propri stessi sogni.

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