Camminamento, Giulia D’Anca

La lirica di Giulia d’Anca (da Camminamento, Carabba, 2025) si sviluppa attorno al tema della febbre d’amore. Amore atopico è un’espressione intrigante. Presuppone, per inverso, la possibilità di una definizione ben precisa di questo sentimento: una regola che governi Eros; oppure rimanda a una reazione incontrollata e fuori norma. Ma la reciprocità del sentimento, pur accettata, subisce una deformazione.

La relazione sentimentale vive un fuori asse.

La seconda strofa crea un’immagine carnale, e allude al desiderio fisico. La specificità della passione porta con sé una condizione patologica: un malessere. Così, se apparentemente vigono le norme dell’amore, i silenzi dell’intesa e le sue forme sono ingannevoli, illusorie. Le anime sono soggetti passivi che subiscono un imbarazzo, e il fuori asse inarca l’insostenibilità di un peso emotivo

La lirica che segue, a pag. 40, scava su quanto potrebbe ricollegarsi al tema dell’incomunicabilità tra chi cade nella rete di Eros. Il verdetto finale è una rivendicazione di identità, separazione.

Niente si sa di me / se non / che sanguini respiro

L’uso di immagini evocative (in punta di piedi) amplifica il senso di fragilità, rendendo la poesia un ritratto struggente di una relazione che si sgretola nel silenzio.

Il Camminamento della poetessa non osserva separazioni e lontananze, ma anche vicinanze e compenetrazioni. Nelle ultime pagine scrive:

Ci entra / tutta la mia faccia / nel tuo palmo

e infine

tra il passato e / il futuro c’è una tosa. / Si chiama / presente.

©fgianino

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