Uomo

10 luglio 2019

Nella hall del Sophitel, l’unica cosa che mi attira è una scultura indigena di legno a grandezza naturale, davanti alla porta del terrazzo. Bellissima scultura che viene dalla Cassamance, credo, e rappresenta l’uomo bianco come esploratore, dotato di cappello da esploratore, fucile da cacciatore, calzoni corti da vacanza turistica. È una figura che coglie l’essenza comica dell’uomo bianco. Perché i bianchi hanno sempre l’aria di dire: “Tutto sotto controllo, sono calmo, vedete?” Lo dicono con gli sguardi, con i vestiti, con le automobili, con i calzoni corti da vacanza, con tutti i segni della moda, oppure col fucile da cacciatore. Ma l’ansia di padroneggiare le stazioni li rende quasi tutti comici o scomposti, sempre col pensiero in una mappa, in un codice legale, nel progetto d’un futuro, nella nostalgia d’un passato, mai qui nell’indistinto presente dei momenti qualsiasi. Forse è la loro natura, come quella degli uccelli, alcuni più scomposti di altri, alcuni più leggeri o più pesanti, ma ognuno obbligato a fare quei voli come se andasse dietro alle sue chimere.

(Gianni Celati, Avventure in Africa, 1998)