Scrivere

13 luglio 2019

Per scrivere devo sempre calmarmi, sedermi o appoggiarmi da qualche parte, e non fare resistenza al tempo che passa. Posso anche scrivere camminando, ma dopo ritrovo nel quaderno solo liste di cose che ho visto, senza l’apertura dello spazio in cui le ho viste.

(Gianni Celati, Verso la Foce, 1989)


Uccelli

12 luglio 2019

“Seguendo l’uomo nel pioppeto abbiamo scoperto una bella casa signorile d’altri tempi, immersa nell’acqua quasi fino al primo piano. È circondata da abeti, robinie, pruni, ciliegi in riva al Po. Sul balcone si sono arrampicate l’edera e la vitalba avvolgendo tutto, e lassù c’è un merlo che manda richiami a due note. Subito dopo arriva un frinire e chiurlare d’altri uccelli, e cuculi e gracidii nel folto, tutto un risuonare d’abitudini che danno sensazioni comiche.”

(Gianni Celati, Verso la foce, 1989)


Casa

12 luglio 2019

“Nella pioggia sono andato a vedere la città morta, sotto l’argine verso il fiume. Case abbandonate dopo la grande piena del 1950, la città vecchia è ora tutta invasa dalla natura. Fronde di grandi alberi, cespugli di rovi, liane di vilucchio la avvolgono. Uno stretto sentiero porta ad un intrico di tetti sprofondati, muri su cui sono cresciuti arbusti e alberelli, persiane crollate e ricoperte di terriccio e papaveri. C’è un fico i cui rami sono diventati l’arco d’ingresso ad una casa crollata, e di lì si penetra in un antro buio che forse era un’altra casa, ma adesso sembra una grotta piena di arbusti e di merde.”

(Gianni Celati, Verso la foce, 1989)


Uomo

10 luglio 2019

Nella hall del Sophitel, l’unica cosa che mi attira è una scultura indigena di legno a grandezza naturale, davanti alla porta del terrazzo. Bellissima scultura che viene dalla Cassamance, credo, e rappresenta l’uomo bianco come esploratore, dotato di cappello da esploratore, fucile da cacciatore, calzoni corti da vacanza turistica. È una figura che coglie l’essenza comica dell’uomo bianco. Perché i bianchi hanno sempre l’aria di dire: “Tutto sotto controllo, sono calmo, vedete?” Lo dicono con gli sguardi, con i vestiti, con le automobili, con i calzoni corti da vacanza, con tutti i segni della moda, oppure col fucile da cacciatore. Ma l’ansia di padroneggiare le stazioni li rende quasi tutti comici o scomposti, sempre col pensiero in una mappa, in un codice legale, nel progetto d’un futuro, nella nostalgia d’un passato, mai qui nell’indistinto presente dei momenti qualsiasi. Forse è la loro natura, come quella degli uccelli, alcuni più scomposti di altri, alcuni più leggeri o più pesanti, ma ognuno obbligato a fare quei voli come se andasse dietro alle sue chimere.

(Gianni Celati, Avventure in Africa, 1998)


Casa

10 luglio 2019

L’impressione è di essere nei posti sperduti di montagna dove andavo da bambino. Anche da noi c’erano questi borghi silenziosi di vecchie case, con l’aria d’essere spuntati dalla terra assieme agli alberi e agli arbusti, nell’antica confusione delle cose.

(Gianni Celati, Avventure in Africa, 1998)