Un uomo che dorme, George Perec

18 marzo 2017

IMG_0140È il tono di voce che innalza la temperatura della scrittura. La voce dell’autore che non senti, ma c’è. È una musica, potremmo dire; una musica speciale senza note ma fatta neanche di parole, queste sarebbero solo veicoli con a bordo pulsazioni e sudore. Le parole messe così, una dopo l’altra, con quell’ordine e con quell’incedere, fanno il tono di voce. Riproducono la tensione, l’intenzione, la passione, l’emozione, l’energia, la commozione. Spesso la commozione e la rabbia, se penso a una scrittrice siciliana. La commozione e la rabbia. Il tono di voce fa il racconto. I contenuti invece lo rendono interessante. Capita di leggere racconti che hanno un tono, un saper dire ammiccando e alludendo; è un tono artifizio. Io parlo invece di quella voce scritta che è, e lo percepisci, solo una labile ombra di quel pathos che governa le arterie dell’autore. Un’ombra, imprecisa rispetto l’originale, ma necessaria. Ora è questo, queste parole, questa voce: necessaria per me, ne colgo la fragilità sopra un fondale. Più la storia è tutta al di fuori della parola, più c’è vita. Più il tono di voce è la parola stessa, altrettanto povero sarà il risultato finale. Leggi il seguito di questo post »