di Marco Trainito
Nel 2021, com’è noto, ricorrevano due importanti anniversari letterari: il bicentenario della nascita di Fëdor Dostoevskij e il centenario della nascita di Leonardo Sciascia. Assai opportunamente, pertanto, la studiosa siciliana Antonina Nocera ha dato alle stampe già nel marzo del 2020 un breve e denso saggio in cui è tracciata un’ipotesi interpretativa su certi echi dostoevskiani nell’opera di Sciascia. Il volumetto, edito dalla casa editrice Divergenze di Pavia, si intitola Metafisica del sottosuolo. Biologia della verità fra Sciascia e Dostoevskij ed è arricchito da una prefazione di Antonio di Grado, direttore letterario della Fondazione Sciascia, e da una postfazione del critico letterario e cinematografico Federico Fiore.
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“Si ama più tacere che parlare. E quasi che i lunghi silenzi davvero servano a fortificare il raro parlare, quando si parla si sa essere precisi, affilati, acuti ed arguti. L’ironia, il paradosso, l’immagine balenante e sferzante in cui si assomma un giudizio, vi sono di casa. Si capisce che oggi il rullo compressore della televisione passa anche su questo, ad ottundere se non addirittura a schiacciare: ma non ricordo conversazione più intelligente e divertente di quella che si svolgeva nelle botteghe artigiane, nei saloni dei barbieri (che erano anche accademie di chitarre e mandolini), nei circoli: i quattro circoli in cui la popolazione maschile trascorreva le serate: degli zolfatari, dei braccianti agricoli, del “mutuo soccorso”, dei “galantuomini”.