Fiore

luglio 14, 2019

Questo piccolo giallo fiore è un fiore filosofo: sceglie per sua abitazione i luoghi dove la famiglia umana è meno frequente e non si lascia addomesticare nei giardini al servizio delle dame: a coglierlo si ribella, perché i forti alti aculei verdi su cui cresce, a fatica si spezzano e il fiorellino antepone di cadere e morire all’essere divelto dal suo stelo: la sua anima esala più odorosa quando più caldo è il sole. La “rosa”, la “viola”, il “gelsomino” sono titoli per poeti soavi: “La Ginestra” è il titolo di un grande canto del penultimo nostro poeta profeta. Questo umile fiore poté a lui inspirare un testamento di verità e di fede a beneficio dell’uomo. Ed era in fin di vita, il nobile, il grande profeta, ed era ammalato senza speranza! E i libri dei letterati dicono che Giacomo Leopardi fu misantropo, scettico, e pessimista. No, egli fu un santo! Crede il volgo che i santi siano soltanto quelli che portarono la tonaca del fraticello e subirono la tonsura. Che errore! Anche San Francesco era morente, sparuto, esangue, quando fra gli olivi soleggiati di San Damiano compose il suo Cantico al Sole. Cantano i cigni più dolcemente quando la morte s’appressa. Oh, siate laudate anche voi, anime grandi, e laudano sia il popolo d’Italia quando spezzerà i sigilli degli evangelici che i suoi santi a lui lasciarono per testamento!

(Alfredo Panzini, La lanterna di Diogene, 1907)