La cattura, Pirandello

Un signore avvilito, stanco, porta per anni il lutto della morte del figlio. Trascorre le giornate in campagna, viaggia cavalcando un’asinella, si è risposato. Un giorno i banditi lo fermano per strada e lo sequestrano pensando di poter ottenere un buon riscatto. Invece nessuno si cura della scomparsa del Guarnotta, così si chiama il signore, al punto che i banditi sono in dubbio se ucciderlo oppure lasciarlo libero. Nel frattempo il Guarnotta, condotto in una grotta di montagna, ha riconosciuto l’identità dei sequestratori. Per i banditi il rilascio è troppo pericoloso. Temono la denuncia ma d’altra parte non vogliono sporcarsi inutilmente le mani di sangue. Decidono dunque di mantenere in vita l’uomo, sotto stretta vigilanza, finché non sarebbe morto di morte naturale. Il Guarnotta, a cui è negata la libertà, riscopre un’altra esistenza: legge, filosofeggia sulla luna e gli astri, conosce le famiglie dei banditi, diventa come un nonno con i bambini, un santo. I carnefici sono le vittime e la vittima è carnefice. Questa la trama del racconto La cattura di Luigi Pirandello.

La trottola del mondo, la luna che tramonta, gli animali in pace e ignoranza: una seconda vita fuorilegge reinventata perché separata dal corpo della società. È costante il desiderio di fuga dei personaggi pirandelliani: lasciano tutto e si mettono da parte. Sono raccontati nel momento in cui abbandonano la realtà, il peso della vita, per abitare un’idea, l’invenzione mentale, eccentrica, paradossale. E in questa seconda dimensione che risponde alle leggi della fantasia e del talento, prende corpo una vita astratta.

E non è forse proprio questo che cerchiamo di fare oggigiorno? Sopravvissuti alla giovinezza, portando un qualsiasi lutto in cuore per la morte delle belle o false illusioni, rimaniamo catturati dentro una vita concreta, fatta d’abitudini sterili e guardiani invisibili. Dentro la grotta privata esercitiamo il diritto all’astrazione: leggiamo e scriviamo, facciamo arte, recintiamo uno spazio mentale per la sopravvivenza.

Abitare un luogo della mente per sottrarsi alla gabbia dei diritti e dei doveri.

© FG

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